Ciò che vedo con la mente è invisibile agli occhi

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Il mio archivio fotografico On Line

Rettangoli di memoria

E’ come se il tempo potesse decidere di ritornare su se stesso in un momento preciso della nostra vita; un momento di cui niente è rimasto nella nostra memoria fisica e di cui niente avremmo mai potuto immaginare fosse rimasto di recuperabile anche nei ricordi di coloro che ci hanno visto crescere quando ancora non capivamo quello che ci succedeva intorno. Poi qualcuno, una persone che non ti conosce neanche, ti regala la possibilità di scannerizzare una fotografia che appartiene al suo passato. Un passato che niente al mondo avrebbe mai messo in relazione con il tuo… niente!
E invece sulla fotografia compare la sagoma di un bambino che è l’esatta riproduzione dell’immagine che io ho di me stesso ben impresso nella memoria… e accanto emergono altri bambini di cui non ricordavo nemmeno l’esistenza e altri che solo grazie a facebook ho rivisto dopo una intera vita.
Non ricordo niente della scena ripresa, nemmeno di cosa ci fosse di così importante da meritare una fotografia, ma noi c’eravamo ed è attraverso questo frammento di carta che posso aggiungere una pagina al libro della mia memoria che piano piano tento di ricostruire ogni giorno.

Eccuticci

Eccuticci c’ha d’arrivatu!
Eccuticci, u sapija d’ija ca prima o pua niscjva fora su discurzu!
Eccuticci, ma sintiva ca succidjia ra cosa!

Quando stamattina ho sentito Mimmo che si faceva sfuggire questa esclamazione mi so affrettato a trascriverla: fa parte di quelle esclamazioni tipiche della lingua delle nostre nonne in modo particolare. Inutile provare a spiegare il significato o l’origine etimologica che si perde nei meandri del crogiolo di civiltà che ci hanno fecondato. Era una esclamazione conclusiva che non ammetteva repliche, un modo per dire che qualsiasi altro discorso sarebbe stato inutile: Era la certificazione che un fatto era avvenuto e niente poteva intervenire per cambiarlo. Prova ne sia che l’esclamazione non faceva parte di conversazioni pacifiche ma solo di discussioni alterate o considerazioni sconsolate.

Mi sembrava giusto registrarla prima di perdersi nell’oblio delle “cose inutili”.

Chjiova…

Ci sono fotografie che ho fatto con tutto il pudore e la discrezione del mondo… ci sono fotografie che sembrano radiografie dei sentimenti… sono quelle immagini che penetrano oltre la superficie all’apparenza ed entrano dentro una dimensione intima che nessuno dovrebbe permettersi di violare… mi sembra, alcune volte, di fotografare i pensieri… e allora la vanagloria del risultato – quella fotografia che cercavi da tanto tempo – si scontra con quell’educazione al rispetto delle persone che è qualcosa che va ben al di là del mero aspetto formale. E allora la fotografia diventa soltanto una parte di una storia che soltanto lo sguardo “i du Zzu Rusaru” poteva raccontare e che rimane soltanto nella mia memoria.

Cartolina da San Mauro

cartolina

Per tutti quelli che….
Noi al Nord noi si fa la differenziata da una vita…
Oh yeah!

Per tutti quelli che….
Se sporchi al Nord ti fanno la multa…
Oh yeah!

Per tutti quelli che….
Che da noi, al Nord, c’è sempre pulito…
Oh yeah!

Per tutti quelli che….
Da noi, al Nord, si rispettano le regole…
Oh yeah!

Per tutti quelli che….
Da noi, al Nord, non si sgarra…
Oh yeah!

Per tutti quelli che….
Il Sud non cambierà mai…
Oh yeah!

Per tutti quelli che….
Al Sud buttano la spazzatura sulla strada anche d’inverno…
Oh yeah!

Per tutti quelli che….
Passano sulla strada delle Serre e…. fanno finta di non vedere…
Oh yeah!

Il forfait della memoria

Oratorio

“Ha dittu ca stà jandu a fruffè”… oppure… “oramai puazzu jiri sulu a fruffè”. Modi di dire della preistoria tecnologica a San Mauro. Il tempo in cui l’interruttore era “U buttuni” l’energia elettrica era “ra correnti” e il contatore era “U puntatori”. Per chi lo possedeva il contatore: quei pochi fortunati mortali che avevano la fortuna e le risorse per farselo attaccare. La maggioranza delle case andava a ” fruffè”: “quandu s’appiccijavanu i luci i fora, tandu trasiva ra correnti intra a casa”. E questo diventava un “modus vivendi che scandiva i tempi della casa, inesorabile come un rasoio e irreversibile come un processo naturale: a una certa ora tutto si fermava o iniziava e i tempi li decideva il timer della “cabina i di cruci”. Per la quasi totalità delle persone questo era un fatto non solo accettato ma considerato alla stregua di qualsiasi altro fatto naturale…in fondo anche loro erano abituati ad andare a “fruffè”: si alzavano sempre alla stessa ora è andavano a dormire da una vita al calar del sole. Se questo circolo si interrompeva, questo avveniva quasi sempre per malattia o altro impedimento. E per la “corrente” era lo stesso: andava via solo se pioveva o tirava forte vento. “Quando piscijava o si piritava ra gaddrina”! Certe volte era il prezzo delle cose che si faceva a “fruffè”, un tutto compreso che faceva finire discussioni infinite su particolari molto spesso insignificanti e fastidiosi, ma molto spesso era anche un modo per mediare nelle compravendite e in ogni caso era la vita stessa delle persone un “fruffè”. La memoria funziona allo stesso modo, è un tutto compreso indistinto pronto all’uso ma non modificabile se non per impedimento o per un corto circuito dovuto a cause accidentali. Un magma leggero, impercettibile, quasi del tutto assente per buona parte della giornata che però si accende in alcuni momenti e illumina il niente. Solo allora ti accorgi che quello che ti porti nella testa è un fiume in piena che crea mille rivoli impossibili da seguire, pena una vertigine che ti impedisce di agire con consapevolezza, oppure una sensazione di angoscia di fronte ai meandri nei quali il fiume ti trasporta. Le immagini fotografiche diventano interruttori che agiscono in questo immenso “fruffè” della memoria. Quella sopra lo è diventata per il Maestro Franco Pignataro: appena gliela ho fatta vedere ho visto nei suoi occhi il fiume della memoria e i rivoli che assumevano i nomi di persone ( Maria i Turuzzu i Finita: la signora che balla con lui, Roberto Candeliere: l’artista che ha dipinto l’albero dietro ai ballerini, l’associazione “Nuove Proposte”, Suor Cinzia, il primo Oratorio, la sede nella casa delle “Callottuzze”, la prima Via Crucis, nomi, cose, fatti, avvenimenti, persone, date, … e la vertigine ti coglie e ti blocca il respiro, … e alle parole si sostituiscono i pensieri che portano la mente in una dimensione intima e profonda certificata da uno straniamento di cui solo gli occhi sono testimoni. Poi la memoria ritorna a “fruffè” in attesa di un nuovo interruttore o un nuovo temporale.

Siccità

Renella

Era un’annata come questa, di quelle che nella “memoria d’uomo” non se ne ricordano mai, di quelle che “i cambiamenti climatici irreversibili”, di quelle che “il buco dell’ozono è sempre più largo. Era un’annata come questa… e come le tante altre che verranno con e senza buchi dell’ozono “che poi noi non lo abbiamo mai visto e se fosse vero che è così largo dovrebbe pure vedersi quando non ci sono le nuvole”. E non ne voleva sapere di piovere…ormai erano mesi. E Don Peppino ormai tutte le sere aspettava il mai troppo lodato Colonnello Edmondo Bernacca che non si voleva decidere a fare andar via sto anticiclone delle Azzorre che era la colpa di tutto sto sfacelo di asciuttura. Eppure bastava poco, una piccola nuvola sulla Calabria che poi ci pensava la Madonna a farla diventare più grande e carica d’acqua. E finalmente la nuvola comparve sul meraviglioso 14 pollici del Grundig in bianco e nero della canonica e la signorina Pina quasi si lascia sfuggire un urlo di gioia come se Don Peppino non fosse stato fin troppo categorico: nessuno deve sapere che alla televisione hanno previsto la pioggia. Il miracolo lo deve fare tutto la Madonna e magari proprio quando la processione sta tornando dalla Renella. E se poi saranno solo quattro gocce non ci formalizziamo di certo: l’importante è il “segno” che le preghiere sono state accolte, il resto sta tutto nei misteri gaudiosi della fede. Intanto, almeno per un giorno facciamo il miracolo di far portare il Quadro a quei bestemmiatori e peccatori di uomini che non si confessano mai…pua accurriandu prigandu e ringraziamu a pruvvidijanza!