Ciò che vedo con la mente è invisibile agli occhi

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L’uomo “nero”

Si avvicina ciondolando, completamente sommerso dalla sua mercanzia, e mi dico che in fondo lui è abituato a ben altri caldi e ancora più gravosi “impegni”. Ma subito nascondo nella parte più profonda del mio inconscio quello che immediatamente percepisco come un salvagente che la mia sporca coscienza cerca di buttare al mio io impregnato di pregiudizi e opportunismi più o meno coscienti. Che cosa ne potrei mai sapere io di quale grado di sopportazione è dotato questo ragazzo e delle fantomatiche fatiche a cui dovrebbe essere abituato… è razzismo anche questo… razzismo intellettuale ma pur sempre razzismo! Passa vicino ad alcune persone sotto gli ombrelloni vicini che non lo segnano di uno sguardo e poi si ferma vicino a noi e fa una cosa bellissima di cui sento sempre più la mancanza: dice ” Buon giorno”. Ci sono centinaia di persone che con chilometri di spiaggia vuota decidono di venire a piantare il loro ombrellone nella tua ombra senza neanche un miserabile ciao, e questo invece ti dice “buongiorno”! Mi verrebbe voglia di comprare tutto il corredo di fermacapelli e di ammennicoli vari solo per ringraziarlo. Ma poi fa qualcosa che ha del miracoloso di questi tempi: appena gli dico che non mi serve niente, mi risponde con un sorriso…è meraviglioso! Esiste! Si, esiste ancora la buona creanza! Il fondamento della civiltà, la buona educazione esiste ancora! Questo ragazzo è un prototipo di quelle che una volta si nomavano buone maniere e venivano catalogate nel galateo di Monsigor Della Casa. Chissà come cè finito in Africa questo libro. Non sarà per caso che quello che da noi deve essere scritto nei libri per ricordarcelo, in altre parti del mondo cè l’hanno invece scritto nel DNA. Ha ripreso lentamente il suo cammino. Non mi ha venduto niente, ma mi ha fatto un meraviglioso regalo: mi ha reso bella una giornata come le altre!

Un mondo diverso

Che vuoi che ti dica?Sento raccontarmi il mondo che abbiamo vissuto in un modo che me lo rende completamente diverso da quello che abbiamo visto... E finalmente ho capito che il mondo non è quello che vediamo ma é soltanto

Che vuoi che ti dica?
Sento raccontarmi il mondo che abbiamo vissuto in un modo che me lo rende completamente diverso da quello che abbiamo visto… E finalmente ho capito che il mondo non è quello che vediamo ma é soltanto “come lo vediamo”!
E allora è del tutto inutile tentare di descrivere agli altri una realtà che non possono, o forse, più semplicemente, non vogliono vedere.

Ho visto

Ho visto gente per lustri dormire
svegliarsi adesso e magicamente gridare.
E a te che in quei lustri hai gridato
Ti dicono complice di quelli che hanno rubato!

Ho visto gente arraffare di tutto senza vergogna
e in testa ai cortei adesso mettere gli altri alla gogna.
E a te che predicavi di un avvenire di onesti
Ti dicono pavido, proprio loro, i disonesti!

Ho visto gente applaudire convinta
La stessa di ieri, oggi é incazzata e scontenta,
E a te che gridavi “Abbasso i padroni”
Ti dicono di destra… loro… i ladroni!

Ho visto gente cambiare partito come puttane
adesso mostrarsi al mondo come vestali romane.
E a te che hai pensato, prima di tutto coerenza,
Ti dicono colpevole di tutta questa indecenza!

Ho visto gente che rideva di noi, sognatori e idealisti
Scoprirsi adesso in un mondo di opportunisti.
E a te che riempivi di fiori i loro cannoni
Ti dicono che in fondo hai scritto solo canzoni.

Ho visto gente…
Ecco, forse è questo il problema:
Ho visto!
E non riesco a dimenticarlo!

Rettangoli di memoria

E’ come se il tempo potesse decidere di ritornare su se stesso in un momento preciso della nostra vita; un momento di cui niente è rimasto nella nostra memoria fisica e di cui niente avremmo mai potuto immaginare fosse rimasto di recuperabile anche nei ricordi di coloro che ci hanno visto crescere quando ancora non capivamo quello che ci succedeva intorno. Poi qualcuno, una persone che non ti conosce neanche, ti regala la possibilità di scannerizzare una fotografia che appartiene al suo passato. Un passato che niente al mondo avrebbe mai messo in relazione con il tuo… niente!
E invece sulla fotografia compare la sagoma di un bambino che è l’esatta riproduzione dell’immagine che io ho di me stesso ben impresso nella memoria… e accanto emergono altri bambini di cui non ricordavo nemmeno l’esistenza e altri che solo grazie a facebook ho rivisto dopo una intera vita.
Non ricordo niente della scena ripresa, nemmeno di cosa ci fosse di così importante da meritare una fotografia, ma noi c’eravamo ed è attraverso questo frammento di carta che posso aggiungere una pagina al libro della mia memoria che piano piano tento di ricostruire ogni giorno.

Eccuticci

Eccuticci c’ha d’arrivatu!
Eccuticci, u sapija d’ija ca prima o pua niscjva fora su discurzu!
Eccuticci, ma sintiva ca succidjia ra cosa!

Quando stamattina ho sentito Mimmo che si faceva sfuggire questa esclamazione mi so affrettato a trascriverla: fa parte di quelle esclamazioni tipiche della lingua delle nostre nonne in modo particolare. Inutile provare a spiegare il significato o l’origine etimologica che si perde nei meandri del crogiolo di civiltà che ci hanno fecondato. Era una esclamazione conclusiva che non ammetteva repliche, un modo per dire che qualsiasi altro discorso sarebbe stato inutile: Era la certificazione che un fatto era avvenuto e niente poteva intervenire per cambiarlo. Prova ne sia che l’esclamazione non faceva parte di conversazioni pacifiche ma solo di discussioni alterate o considerazioni sconsolate.

Mi sembrava giusto registrarla prima di perdersi nell’oblio delle “cose inutili”.

Chjiova…

Ci sono fotografie che ho fatto con tutto il pudore e la discrezione del mondo… ci sono fotografie che sembrano radiografie dei sentimenti… sono quelle immagini che penetrano oltre la superficie all’apparenza ed entrano dentro una dimensione intima che nessuno dovrebbe permettersi di violare… mi sembra, alcune volte, di fotografare i pensieri… e allora la vanagloria del risultato – quella fotografia che cercavi da tanto tempo – si scontra con quell’educazione al rispetto delle persone che è qualcosa che va ben al di là del mero aspetto formale. E allora la fotografia diventa soltanto una parte di una storia che soltanto lo sguardo “i du Zzu Rusaru” poteva raccontare e che rimane soltanto nella mia memoria.