Il megafono

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Certe volte mi sento come un megafono rotto, inservibile, ma posto ben in vista sulla vetrina del museo della preistoria tecnologica. Vedo passarmi davanti le persone e vedo nei loro sguardi la mia inutilità attuale, ma ancora di più quella passata. Vedo gli sguardi benevolenti e anche un po compassionevoli delle persone a cui avevo fracassato le orecchie con le mie assordanti “gridate” (dall’etimo “grida” di manzoniana memoria): in fondo per loro ero solo un fastidioso grillo parlante che aveva il difetto di non poter essere neutralizzato con una semplice scarpa di “Collodiana memoria”.
Poi però passano tutti coloro che mi hanno saputo utilizzare nel pieno della mia efficienza. Sono gli sguardi astiosi di questi ultimi che mi danno fastidio. E’ come se volessero darmi la colpa del  mio essere fuori uso, del mio non essere più “disponibile” al “servizio” che avevo svolto “onoratamente per tanti anni. Come è strana la vita del megafono: se funzioni dai fastidio a quelli che sono stati costretti a sentirti; se non funzioni dai fastidio a quelli che  ti usavano senza ascoltarti. Forse il pregio migliore dei megafoni inservibili è quello di aver perso la voce e aver sviluppato il senso della “vista”!

Faust

Faust
Sono quei momenti in cui la luce, la musica, la tensione che respiri intorno a te, ti invitano ad un istante senza spazio e senza tempo dove solo la magia del teatro può trasportarti… quello è il momento in cui riesci a intravvedere la remota possibilità di non essere stato soltanto un passeggero accidentale di questo mondo….

Le carrette del mare

Le carrette del mare 3 on Flickr.

La scala armonica dei grigi intermedi riproduce un senso di pace che riempie l’anima come uno stato interiore che riempie gli interstizi vuoti della realtà sensoriale. Sembra quasi di riprodurre una condizione fluida tra la realtà e l’immaginazione che esiste solo in un tempo sospeso tra l’essere, e ciò che invece potrebbe essere. Ed è in questo tempo che la fotografia si esalta!

Luna rossa

Luna Rossa on Flickr.

vaco
distrattamente
abbandunato
l’uocchie
sotto ‘o cappiello
annascunnute
mane
‘int’a sacca
e bavero alzato
vaco
fiscann’a e stelle
ca so’ asciute
e ‘a luna rossa me parla ‘e te
io le domando si aspiette a me
e me risponne si ‘o vvuo’ sape’
cca’ nun ce sta nisciuna
e io chiammo ‘o nomme pe’ te vede’
ma tutt’a gente ca parla ‘e te
risponne e’ tarde che vvuo’ sape
cca’ nun ce sta nisciuna
luna rossa
chi me sarra’
sincera
luna rossa
se n’e’ ghiuta
ll’ata sera senza me vede’
e io dico ancora ca aspetta a me
fore ‘o balcone stanotte ‘e ttre
e prega ‘e sante pe’ me vede’
ma nun ce sta nisciuna
e io chiammo ‘o nomme pe te vede
ma tutt’a gente ca parle ‘e te
risponne e’ tarde che vvuo’ sape’
cca’ nun ce sta nisciuna
e ‘a luna rossa me parla ‘e te
io le domando si aspiette a me
e me risponne si ‘o vvuo’ sape’
cca’ nun ce sta nisciuna
cca’ nun ce sta
nisciuna

Taranta a San Mauro

Taranta on Flickr.

Come fai a rimanere fermo e freddo quando le note della Taranta ti entrano nelle orecchie e si propagano a ogni più piccola diramazione nervosa del tuo corpo, trascinandoti in un vortice inspiegabile che ti risucchia quel poco di razionalità che ancora ti rimane, lasciandoti in balia di un ritmo ancestrale che di fisico ha soltanto il sudore. Ecco era questo che volevo che la mia reflex riuscisse a riprendere… e ancora una volta ha risposto a dovere esaudendo il mio desiderio… Ho il vago sospetto che la mia Canon abbia un’anima!

La Fiera

Il nonno on Flickr.

Era un angolo della fiera con tante cose senza un valore di mercato nel senso capitalistico del termine… e proprio per questo, forse, l’unico posto con oggetti di valore in tutta la fiera.
Oggetti superstiti di un tempo in cui le mani avevano ancora il predominio sulle macchine e i difetti diventavano caratteristiche di distinzione e non termine di valutazione di mercato.
Sarei rimasto una giornata intera a comporre e scomporre quegli oggetti in scenografie presenti nella memoria, ripescate nel serbatoio dei ricordi e affioranti in una dimensione senza spazio e senza tempo.
Il fascino di un tempo che non ritorna ma che si mostra sotto forma di visioni e che spero sempre di riprodurre con la fotografia…

Papavero

Papavero on Flickr.

Una giornata in giro a cercare qualcosa da fotografare per scoprire la cosa più ovvia di sempre: Se non trovi niente da fotografare e perchè volevi usare la macchina fotografica come cura contro la noia!
La fotografia non è un diversivo!

Papavero in acqua

Papavero in acqua on Flickr.

Si lascia trasportare dalla corrente, verso l’ignoto, verso la fine… elegantemente… dignitosamente…con nobile calma… e del resto, marcire sulle rive di questo corso d’acqua o aspettare che il vento ti porti via a uno, a uno i tuoi petali… c’è differenza? E’ un falso problema scegliere come morire… E’ soltanto un dubbio consolatorio rispetto al …Morire

Papavero 2

Papavero on Flickr.

Si ferma e mi dice:
Ma cosa fotografi? Ti sei ridotto a fotografare i papaveri?
Gli rispondo: Si, ho capito che è meglio frequentare e fotografare i papaveri fiori di campagna piuttosto che i “papaveri” sociali!

Sbarre

Sbarre on Flickr.

Puoi colorarle di tutti i colori, puoi anche decorarli a mano e cesellarle con intarsi in metallo prezioso, puoi anche definirle artistiche… ma sempre sbarre sono! E se non sono fatte per tenerti dentro quattro mura, servono allora a tenerti dentro la prigione della paura!
E allora, ogni volta che vedi le sbarre prova a pensare non a cosa servono ma… a perchè servono!

Ritorno

Ritorno… on Flickr.

Ritorno…

E’ stato bello!

Le nuvole sono state lontane… minacciose… ma lontane. Ci hanno concesso di godere di quel mare piatto, appena increspato dal levantino che in questi giorni di inizio luglio spira fino alla metà del giorno verso la spiaggia.

Ma adesso è ora di tornare… si …lo so… è triste lasciare proprio adesso che la spiaggia si svuota e oltre ai colori si può godere anche del rumore sommesso delle carezze che le onde fanno alla sabbia. Lo so… è triste… ma il nero sopra la Sila non rimarrà ancora lontano per molto. E’ ora di tornare e riporre i pensieri ispirati dal mare nello sgabuzzino della memoria dove conserveremo anche lo sguardo sognante che il mare ha portato al di la dell’orizzonte. Domani torneremo e il mare di luglio sarà di nuovo amaca di sogni!