Sapienza Carcagnuta
Reperti orali della tradizione culturale Sammaurese. Proverbi, modi di dire, filastrocche e cazzeggi vari.
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Eccuticci
Eccuticci c’ha d’arrivatu! Eccuticci, u sapija d’ija ca prima o pua niscjva fora su discurzu! Eccuticci, ma sintiva ca succidjia ra cosa! Quando stamattina ho sentito Mimmo che si faceva sfuggire questa esclamazione mi so affrettato a trascriverla: fa parte di quelle esclamazioni tipiche della lingua delle nostre nonne in modo particolare. Inutile provare a spiegare il significato o l’origine etimologica che si perde nei meandri del crogiolo di civiltà che ci hanno fecondato. Era una esclamazione conclusiva che non ammetteva repliche, un modo per dire che qualsiasi altro discorso sarebbe stato inutile: Era la certificazione che un fatto era avvenuto e niente poteva intervenire per cambiarlo. Prova ne sia…
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Si cc’è, CC’È …si u cc’è, u CC’È!
Ogni tanto leggo su alcuni stati facebocco parole di meraviglia e in alcuni casi di assoluto sconcerto relative alla constatazione che ancora oggi esistano imbecilli, stupidi, cazzoni, tamarri, maleducati, zzozzoni, e magari anche cretini. La meraviglia ancora più grande è legata al fatto che questi si possano trovare su facebocco…facendo trasparire un pregiudizio di fondo difficile da estirpare: se uno sa leggere e scrivere non può essere tutte o alcune delle cose elencate sopra! E con questo si evidenzia un pregiudizio ancora peggiore che esisteva ancora prima dell’invenzione di facebocco: la maleducazione e la tamarria come figlie dell’ignoranza! Assolutamente falso… e basta osservare bene il mondo per scoprire che…
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Jualj Carcagnutu
A mmija mi l’hanu mparata ed’ija va dicua a vvua! Vua facitindi l’usu chi vuliti… tantu, ud’è ca l’ati pagati si paroli! A prima cosa, m’ati pirdunari, ma ija no parru u talianu… ija sugnu carcagnutu e parru cumi tutti i carcagnuti…. A sicunda: ja ud’è ca sugnu tantu finu e ri paroli i libiru cumi mi calanu, cumi ova calatri. Nò sempri mi riagulu s’haju fattu a frittatica A terza: M’ati cumpatiri si certi voti paru intr’a negghjia. Ricurdativi ca ija sugnu chiru c’ha truvatu i sordi u juarnu chi chjiuvia ficu. M’avianu dittu: junciati ccu ri miagghji tua e facci i spisi! Hajiu nisciutu ccu ri sordi,…
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Filastrocche per imparare e per ridere
L’esigenza di comunicare ma soprattutto di insegnare ai bambini elementi elementari della vita sociale veniva posta in essere attraverso il sistema delle filastrocche che avevano il pregio di essere orecchiabili e facilmente memorizzabili.
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A vita è nu tiraturu
A vita è nu tiraturu…. Oji nculu a ttijia… E, dumani puru! Vangelu Carcagnutu
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A ra serra i du Sbarnaturu
A ra serra i du Sbarnaturu c’era nu mastru cantaturu ch’era nu malu sonaturu ccu ru malu pagaturu! U malu pagaturu
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Considerazioni intorno al nostro dialetto
Considerazioni intorno al nostro dialetto da parte di una milanese vissuta nel nostro paese. (Cinzia) Tutti gli abitanti del Marchesato parlano il dialetto, e in ogni paese un dialetto ben preciso e in qualche caso molto difficile, il dialetto è parte di loro, della loro vita del loro mondo, è quasi una difesa della propria intimità, è il segno di una appartenenza ad un gruppo ben definito. Dalla mia ricerca è emerso come il dialetto sia una espressione di vita, sia il volto di tutto un paese, come una sintesi in cui si assommano il suo passato, le sue tradizioni e la sua storia. Ogni parola, ogni espressione dialettale, infatti,…
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Ti riaguli
Era la frase con la quale, quasi sempre, “”u Zzu peppinu”” Cavarretta rispondeva a quelle persone che con l’idea di mostrarsi gentili a tutti i costi, gli rivolgevano domande che presupponevano riposte scontate o, quanto meno, abbastanza prevedibili. Che senso aveva per esempio domandargli se era stato in campagna quando lo si vedeva passare a cavallo del suo asino, in abiti da lavoro, con il basto carico di armenti e la stanchezza disegnata sul suo volto? ” ” Quale risposta non scontata poteva ricevere chi, vedendolo scaricare i barili del vino, lo interpellava con la domanda: “”Peppì… ha vindumatu?”“ E quando seduto sulla sua sedia accanto all’uscio di casa, all’angolo…