Ciò che vedo con la mente è invisibile agli occhi

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Rettangoli di Memoria

Se ne vanno…

 

Ci sono persone che ti tengono compagnia anche soltanto per pochi minuti riempiti il più delle volte di non sense che nascono da quel modo antico di costruire uno sfottó che si va sempre più perdendo nell’era dei social network. Un dialogo cercato, quasi auspicato nella monotonia dei discorsi pesanti e tristi in tempi che di ” luci i paradisu” ormai ne mostra ben pochi. Un momento di allegra spensieratezza che assume il senso di un sortilegio nel mare dei problemi e delle negatività in cui sembriamo sprofondare sempre di più. Ci sono persone che riescono con una smorfia, un motto, un gesto e magari anche un benevolo benservito a farci spostare verso l’allegria il barometro dello spirito, rappresentanti di un mondo vedeva il bicchiere sempre mezzo pieno piuttosto che il contrario. Il “Signor Macuso”, così avevo imparato a chiamarlo ormai da quando avevo avuto l’ardire di sfotterlo sull’uso del bastone che da un certo punto in poi era stato costretto ad usare. E quando avevo osato affermare che questo era il senso della vecchiaia ormai, lui mi aveva risposto che era soltanto un mezzo per mantenere le distanze dalle ” gienti non “capacitevoli”! Il signor Mancuso è diventato anche il mio soggetto fotografico preferito con quel suo stare al gioco del personaggio che fa finta di non capire il perché di tanto interesse ma che forse lo aveva capito più del fotografo insistente. Centinaia di fotografie sotto la pioggia, al sole dei suoi ritorni dal rito del “Tè mattutino”, alla tappa dell’arco Salerno, prima di affrontare l’ultima tappa in salita sotto la lamia. Poi, negli ultimi tempi le foto più belle: quelle insieme ad Orelia che veniva a sorreggerlo nell’ultima frazione del ritorno a casa e quelle d’oro due seduti alla pachina dietro  la chiesa, sempre spontanei e senza schermaglie di rifiuti/in realtà/assenzi. Mi mancherà il suo burbero modo di congedarmi, la smorfia del suo sorriso che valeva più di qualsiasi altro saluto, il suo volermi bene che non aveva bisogno di parole e che riusciva a concentrare in quei pochi minuti di dialogo che aveva il piacere di dedicarmi.

Illustre “signor” Sindaco “Sola”

Sono un docente con 40 anni di servizio in posti dove non ci sono mezzi pubblici con distanze medie di 80 km al giorno. Una media di 180 giorni l’anno che moltiplicato 80 fanno 15000 km all’anno solo per andare a lavoro. Calcolando una media km per litro di 15 fanno 1000 litri di benzina l’anno per una spesa media di 1500 euro di spese solo per il carburante (60000 euri) + 4 macchine (Una per ogni 10 anni) per un totale di 60000 euro = 120000 euro di spese vive senza contare gomme, manutenzione, e accidenti vari con l’aggiunta di bollo e assicurazione che siccome siamo considerati tutti imbroglioni e ladri mi costa per quattro volte che a Milano. Tra bollo, assicurazione e revisioni li vogliamo mettere altri 40 000 euro… e siamo a 160 000 euro che il sottoscritto ha visto decurtato da uno stipendio medio di 1 500 euro mese.

150×12×40 = 720 000 euro

720000 – 160000= 560000

560000:40 = 14.000 annui e quindi circa 1200 euro al mese.

Non ho calcolato volutamente i costi di rotture e deterioramenti dovuti a strade del terzo mondo. Quando sento i miei amici del nord che rottamato le loro auto con le gomme originali mi metto a piangere pensando al mio “treno di gomme annuali”

E mi sono tenuto largo per evitare di mettermi a piangere e magari pensare ad un eventuale suicidio.

Ed ho volutamente calcolato solo il costo dei trasporti.

Per i quali nella sua Milano avrei speso una media di 20 euri al mese in tutto senza rischiare di morire ad ogni curva o ad ogni bivio della 106.

Ed io sono un privilegiato rispetto a quelli che vanno a lavorare per 1000 euro al mese con le mie stesse spese.

Illustre “signor” Sindaco “Sola”, come dice un mio arguto amico, per me, docente del Sud lo stipendio è inferiore da quando ho deciso di lavorare al sud e tutto questo grazie a quelli come lei che sulla questione meridionale hanno fatto la loro fortuna politica ed economica. Lo capisce adesso perché ogni volta che vado a votare centrosinistra e penso a quelli come lei mi sento stupido, masochista, e nella migliore delle ipotesi soltanto rincoglionito?

Ma io, “signor Sindaco Sola” continuerò a pensare che voi siete solo una “malattia infantile” del processo di emancipazione delle masse lavoratrici, una infezione temporanea che ci rafforza più di quanto voi possiate immaginare. Penso che la storia saprà valutarvi per quello che siete: opportunisti della specie peggiore! ( e mi mantengo nell’ambito della decenza perché non è opportuno che un docente mostri al mondo tutte le sconcezze e le volgarità che mi passano per la mente da quando ho letto le sue elucubrazioni).

Il passo solitario del pensare…

 

Ho foto di te che sorridi con quella smorfia di sufficienza di chi la sa un po’ più lunga di te, quel ghigno ironico che mi faceva sempre rimanere male ogni volta che da ragazzo tentavo di convincerti che le mie idee non potevano non essere giuste visto che tutti i testi di Storia e Filosofia ne attestavano il fondamento… e il tuo sorriso era li a  smontare i miei teoremi con la forza di chi conosceva gli uomini e le loro debolezze, i pensieri reconditi di chi ai sogni ha dovuto anteporre i morsi della fame, le fragilità di chi si era ormai rassegnato a vivere una vita di obbedienza piuttosto che di rivincite… e tutto questo in quella smorfia che mi sembrava ancora più accentuata quando poi ero costretto a darti ragione. Ed ho foto di te che ridi in modo spontaneo e senza malizia delle mie battute di uomo già fatto che ha capito ormai che quello che io credevo segno di vittoria era invece soltanto un sano e liberatorio disincanto. Il disincanto di chi ha visto troppo spesso vincere il negativo del mondo per aspettarsi la soluzione dei problemi attraverso le rivoluzioni. Il disincanto di chi riconosce le tue legittime aspirazioni ad un mondo più giusto ma ritiene di doverti farti scendere sul terreno della lotta per la sopravvivenza. E le tue risate erano diventate le mie ed era bello mostrarti che avevo capito, e la tua risata diventava approvazione e complicità. Ho foto di te che passeggi solitario per avere il tempo e il piacere di riflettere senza per forza dover rendere conto al mondo dei propri pensieri. Ma la foto che più ti rappresenta in questo momento e questa del tuo andare verso il buio con la tua ombra al seguito quasi a dirmi che in fondo non te ne sei mai andato… stai soltanto continuando il tuo solitario camminare per continuare a pensare in un mondo diverso dove il buio e le ombre del mondo non esistono più.

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