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Assolate giornate d’agosto
Assolate giornate agosto. Sempre le stesse, la piazza sempre vuota con i sedili che si riempiono piano piano seguendo il criterio del fresco: “a matina a ru siattu i Liviu e ra sira a ra scala i Peppina i Petruzza”. E gli occupanti rimangono eternamente gli stessi dal punto di vista generazionale: niente giovani, loro vanno a stare al fresco sotto l’ombrellone. Non cambia niente nelle costanti di sempre, nemmeno i discorsi: “n’ annata cumi chissa ija mo è parecchjiu c’ u ra vìdjia! Le case, la forma delle macchine, particolari transitori e utili solo dal punto di vista della storia personale o locale; il resto no, Il resto…
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Cartolina da San Mauro
Per tutti quelli che…. Noi al Nord noi si fa la differenziata da una vita… Oh yeah! Per tutti quelli che…. Se sporchi al Nord ti fanno la multa… Oh yeah! Per tutti quelli che…. Che da noi, al Nord, c’è sempre pulito… Oh yeah! Per tutti quelli che…. Da noi, al Nord, si rispettano le regole… Oh yeah! Per tutti quelli che…. Da noi, al Nord, non si sgarra… Oh yeah! Per tutti quelli che…. Il Sud non cambierà mai… Oh yeah! Per tutti quelli che…. Al Sud buttano la spazzatura sulla strada anche d’inverno… Oh yeah! Per tutti quelli che…. Passano sulla strada delle Serre e…. fanno finta…
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Il forfait della memoria
“Ha dittu ca stà jandu a fruffè”… oppure… “oramai puazzu jiri sulu a fruffè”. Modi di dire della preistoria tecnologica a San Mauro. Il tempo in cui l’interruttore era “U buttuni” l’energia elettrica era “ra correnti” e il contatore era “U puntatori”. Per chi lo possedeva il contatore: quei pochi fortunati mortali che avevano la fortuna e le risorse per farselo attaccare. La maggioranza delle case andava a ” fruffè”: “quandu s’appiccijavanu i luci i fora, tandu trasiva ra correnti intra a casa”. E questo diventava un “modus vivendi che scandiva i tempi della casa, inesorabile come un rasoio e irreversibile come un processo naturale: a una certa ora tutto…
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A scirchijatu a terra…
Ha scirchijatu a terra… guardava la terra che calpestata e mormorava parole che avevano un suono e un senso atavico e familiare ma di un tempo troppo lontano per me, o forse soltanto segno di reminiscenze troppo in fretta messe in disparte. Parole come cornici contenenti stampe ingiallite e macchiate dal tempo ma ancora comprensibili solo a chi quei posti o quelle storie le ha viste e le ha vissute anche soltanto come inconsapevole spettatore… forse colpevolmente inconsapevole! “L’alivi stanu carricandu e serva l’acqua”…E la frase che, detta dopo un tempo interminabile rispetto alla prima, sembra senza senso, ma riporta a un tempo che ha le lancette dell’orologio sintonizzate sulle…
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40 anni di fotografia
40 anni di fotografie…Una seconda vita… una storia infinita di fotogrammi che scandiscono come un orologio di celluloide e di pixel ogni giorno di questi lunghi 40 anni. Ho nella testa una lanterna magica che gira continuamente illuminando lo schermo della memoria come un vecchio carosello diaporama degli anni 70. La lanterna gira continuamente facendo scorrere momenti e storie che solo io riesco a distinguere senza bisogno di rallentare il vortice che altri non potrebbero sopportare… e poi, come in una proiezione dia, il telecomando si aziona per fermare la sequenza su quel fotogramma che mi riporta indietro nel tempo… In fondo la fotografia è una macchina temporale individuale dove…
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Un sorriso come regalo
Cicciu, u zzu Micu e ru zzu Giuanni, un trio che si faceva un baffo dei comici che impazzavano sul tubo catodico… una comicità naturale, una capacità istintiva di rispondere ” aru cugghjuniamiantu” che poteva produrre sketch di ore dal nulla. “U siattu i d’ Annina i mastru Maida era il palcoscenico naturale della loro ironia ma anche della loro bonomia che, per le persone che sapevano ascoltare, era anche la parte migliore di loro. E Ciccio, che sa giocare, oltre che ascoltare, riusciva a essere la loro spalla migliore. Tutto questo è solo nella nostra memoria e la fotografia rimane l’unico modo per farlo diventare documento: queste fotografie rappresentano…
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Le stazioni della memoria
Ci sono stazioni nella memoria e della memoria: quelle nella memoria riportano indietro nel tempo e fanno rivivere storie dimenticate e destinate all’oblio dell’irrilevanza… cosa vuoi che importi al mondo del primo viaggio di un bimbo di 5 anni sulla littorina che da Crotone portava a Petilia Policastro. E anche il bambino diventato adulto non ritiene importante quel viaggio che portava in una campagna che non avrebbe mai più rivisto. E invece ecco che la stazione nella memoria diventa una stazione della memoria da dove partire per un viaggio a ritroso in una rete ferroviaria dei ricordi le cui destinazioni sono persone, cose, avvenimenti che diventano stazioni da visitare e…
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Nebbie
C’è un mondo dove le forme perdono i contorni e tutto diventa evanescente, inafferrabile e pure presente. È il mondo delle nebbie che rende fantastici e misteriosi paesaggi consuetudinari e ripetitivi fino alla noia. Sono i luoghi che non guardiamo quasi mai perché, impressi nella nostra memoria con una forma precostituita, diventano “già visti”, “sempre gli stessi”. E invece niente è mai lo stesso, niente si ripete nel tempo… tutto merita di essere guardato come se fosse, e come in effetti è, la prima volta. Tutto merita di essere cercato, atteso,…..trovato!