Antichi mestieri
Tentativi di ricostruzione della memoria di un mondo artigianale che non esiste più.
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U cistaru
L’attività del cestaio ( u cistaru) era a San Mauro un’arte più che un mestiere vero e proprio, nel senso che non veniva praticata da un singolo artigiano ma era patrimonio delle famigli contadine che si tramandavano i segreti da padre in figlio. Era una attività che vedeva molto presenti gli anziani della famiglia che la usavano anche come momento educativo nel quale la trasmissione del sapere era diretta soprattutto nei confronti dei nipoti che imparavano a costruire panieri e ceste in un certo senso divertendosi. L’attività era spesso praticata durante i mesi invernali, quando il legname era migliore per la lavorazione e, da una parte i contadini avevano più…
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A Varviria: Il salotto della civiltà contadina
L’arte del barbiere è molto antica. Essa fu importata dalla Sicilia a Roma, dove il servizio risultò così gradito da essere subito diffuso a legalizzato col benestare del Senato. L’arte del barbiere non era limitata al solo uso del rasoio sopra le guance, ma anche delle forbici per aggiustare i capelli. All’occorrenza il barbiere si improvvisava anche chirurgo, salassatore, cavadenti. Le insegne che raffiguravano la sua professione erano dipinte in rosso sangue per richiamare la pratica del salasso e l’esposizione di denti veri o riprodotti connotava il suo mestiere di cavadenti. La bottega del barbiere ha sempre assunto un ruolo centrale nel contesto della vita sociale, all’interno di una comunità…
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U Capillaru
I mercanti di un tempo non possedevano apparecchiature elettroniche per avvisare del loro arrivo ma usavano la voce per urlare agli angoli delle strade che erano arrivati.Le loro urla risuonano nelle orecchie di tutti quelli che hanno vissuto l’epoca pre-elettronica e quando non ci si ricorda le parole, ci ritorna in mente la cadenza caratteristica di ognuno di loro.
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L'Ombrellaru
C’è stato un tempo in cui l’ombrello era un accessorio importante della vita dell’uomo, come il cappello, il manto, e le scarpe. Un accessorio a cui erano richieste solo tre virtù: robustezza, durata, efficienza! Tutto il resto, la bellezza, i colori, l’eleganza, erano fronzoli inutili che la civiltà contadina non riconosceva come necessari. Del resto, il colore era sempre uno solo: nero! La parità dei sessi era dimostrata dal fatto che fosse unico per tutti, maschi e femmine, e la democrazia era garantita dal fatto che molto spesso ve n’era un solo esemplare disponibile per tutta la famiglia. La sua struttura era quanto di più semplice si fosse potuto inventare: un telo…
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U Quadararu
Il lavoro del “quadararu”, come la stragrande maggioranza dei mestieri artigianali, nel passato ha avuto una grande importanza riuscendo a soddisfare tutti quei bisogni di cui una famiglia necessitava. Se si escludevano quei pochi momenti in cui la sua arte era richiesta per la realizzazione delle opere di raccolta delle acque piovane, molto spesso appannaggio delle case signorili o comunque benestanti, la sua attività principale era relativa alla produzione e riparazione di utensili casalinghi e legati alla produzione e alla conservazione dei prodotti agricoli. Gli oggetti, oltre che di rame zincata, erano anche di rame rossa come “le pompe” per irrorare i vigneti, i pescheti e altri tipi di frutta,…
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U Sanpaularu
“Quandu vidi u scurzuni, chiama a San Paulu.” E’ una espressione tipica di altri tempi quando era piuttosto frequente nei paesi la visita “”i du Sampaularu”“. U “Sampaularu” in altri posti chiamato “ceravularu” era l’uomo dei serpenti. Veniva molte volte in paese e girava con una cassetta piena di serpenti che a un suo fischio alzavano la testa o comunque facevano capire di obbedirgli. La gente impressionata si affidava a lui per la bonifica delle case da vipere e serpenti che in quei tempi si trovavano facilmente nei piccoli orti accanto alle case. Ed è legata a questo anche l’espressione tipicamente meridionale riferita alla gente che va in giro nelle…
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U furgiaru – U gommista i na vota
Il maniscalco (U Furgiaru) era l’artigiano che esercitava l’arte di ferrare gli equini. Il progresso ha inciso negativamente sulla sua opera e oggi la sua prestazione è molto limitata a causa delle nuove tecnologie, della comparsa di nuovi mezzi di trazione e in alcune zone interne è scomparsa del tutto. A San Mauro è rimasto soltanto Mastru Giuganni u furgiaru (Giovanni Lonetto) che continua a fornire questo servizio alle poche persone che ancora possiedono un asino o un cavallo. La ferratura consiste nel ricoprire con un cerchio di ferro l’orlo dello zoccolo per impedire che il consumo dell’unghia sia maggiore delta sua crescita ed evitare, di conseguenza, gravi danni alle…
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Uagghjiu…Varrilli..e…Segge. ‘Ndrija
Uagghjiu…Varrilli..e…Segge. ‘Ndrija