Sapienza Carcagnuta

Reperti orali della tradizione culturale Sammaurese. Proverbi, modi di dire, filastrocche e cazzeggi vari.

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    Cinismo d'altri tempi

    Amai na donna, e ci vozi gran beni, Ed iddra puru nd’ha bulutu a mia. Ficimu nu patto, i du nisciri prena, Mò c’è nisciuta: chi ci curpu ija? A genti dicìa ca vaju ngalera, Mancu s’avissa jestimatu a Dia. U càrciru sicuru mi spittassa Ncasu ca prianu ci fussa nisciutu ia! 

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    Amara chira casa duvi u cappiaddru u trasa!

    Sfortunata è quella casa dove non entra l’uomo! Più che una massima, questa sembra un’amara constatazione della condizione familiare nel nostro territorio e in modo particolare, della condizione della donna. La famiglia è destinata alla distruzione o comunque a una vita di stenti se priva dell’uomo. La condizione di vedovanza era una delle condizioni peggiori che potevano colpire la donna: il riferimento al cappello, simbolo dell’autorità maschile è anche il segno di quale importanza veniva assegnata al ruolo del maschio nella tenuta della coesione familiare. Nella maggior parte dei casi era la donna a reggere le sorti della famiglia ma, per il gioco dei ruoli della società contadina, essa poteva…

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    Anima tua, coscienza tua!

    Come a dire: “Se lo dici tu?”Oppure come dire: Se stai dicendo il falso, te la vedrai con la tua coscienza.Era l’espressione tipica delle donne che volevano troncare un discorso che non gli conveniva. Era un modo di non dare ragione all’altra, di fargli capire che non potendo controbattere alle tesi della controparte per mancanza di informazioni sicure e provate, rimetteva alla sua coscienza le eventuali conclusioni.L’espressione era usata dalle donne anche nel confronto con l’uomo che nella nostre zone pretendeva il ruolo di dominatore e non accettava di essere contraddetto, soprattutto dalla donna, sottoposta per definizione. Così quando la donna si rendeva conto di essere arrivata troppo oltre nella…

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    Ad Aprili u tti scuviriri ed a a Maju u canciari saju!

    Nel mese di aprile non ti devi scoprire e a maggio non devi cambiare abito! Una delle tante massime che le nostre nonne utilizzavano per prevenire le intemperanze modaiole dei più giovani che ai primi calori primaverili tentavano di togliere gli abiti dell’inverno e soprattutto quelle fastidiosissime e pungenti maglie di lana. Così come fastidiosi erano il resto degli indumenti intimi come le calze di lana o i mutandoni “i pilusetta”. I malanni erano però in agguato e in quei tempi non c’era la mutua che copriva il mancato guadagno. Gli ammalati avevano un costo in tutti i sensi: il dottore, le medicine, ma soprattutto, gli ammalati non lavoravano e…

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    SANTA LUCRIEZZA

    Oh, cchi minzogna! Oh, cchi crudelitati chi li successa a ssa serva di Dia! Cumpari e cumpari si su’ (d) affruntati, ha fattu fini la cum‑mari mia… Cumpari, si mi dici a veritati, 1’haju di fari cumu dicu ia. Cumpari, s’ u’ ll’averra scandagghiatu… nemmenu ti dicerra ra bugia! Tutta la notti si l’hanu cuntristata: Jamu, Lucriezza mia, a ra Scavunìa? – Jamu, Giulia mia, a ,ra Scavunìa, sempr’adurandu ;la Matri di Dia Quandu hanu arrivatu .a chira gghiesa a pigghiau a Lucriezza a l’accidìu. Gesù e Madonna, cchi maritu ngratu, pur’i na santa puorti gelusia! Si s’averra cumpissatu e cumunicatu, mi la pierra impacienza di Dia! Na fossa di…

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    Gallo gallina

    Fiori on Flickr. Donatella dice: …insieme alla nonna così giocavo: “gallo, gallina, pullastru o pùllicinu”.. :-).. …questo mi sembra Gallo!!