Ciò che vedo con la mente è invisibile agli occhi

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Rettangoli di Memoria

Contagio….

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In effetti di un vero e proprio contagio si trattava; solo che io non potevo saperlo, non potevo nemmeno lontanamente immaginare che per il solo toccarla mi sarebbe rimasta attaccata tutta la vita. La Comet era attaccata al collo di quello strano signore con il cappello bianco e i pantaloni così  colorati da sembrarmi sguaiato quasi quanto il suo modo di parlare  pieno di vocaboli incomprensibili inseriti in un tentativo mal riuscito di dialetto e di italiano che nemmeno i più  asini della mia classe… E continuava a ripetermi: Babi, i bbó i dollár, pigghjiatilli i dollár, babi! La donna che gli stava accanto continuava a lisciarmi i boccoli sopra la testa e mi faceva segno di prenderli, i dollár, ma io avevo occhi e pensieri solo per lei: La Comet! Mio nonno mi raccontava di queste piccole macchine fotografiche che aveva visto al collo dei giornalisti in Albania e nella campagna di Grecia ma io non avevo mai pensato fossero così  piccole. Poi finalmente si rese conto del vero interesse che il babi provava e allora fece la cosa che più mi poteva dare piacere: Si tolse dal collo la macchina, me la mise tra le mani e girandomi dietro mi aiutò a  metterla bene davanti agli occhi, poi mi mise il dito sul tondino dell’otturatore e con una mossa decisa premette il suo dito sul mio facendo scattare il meccanismo…. non so che cosa ho fotografato, non so nemmeno se sia mai stata stampata quella foto….ma so che da quel momento non ho mai più  messo di guardare il mondo attraverso il mirino di una macchina fotografica….guardare, appunto… e solo per caso, fotografare!

Jualj Carcagnutu

jualj

A mmija mi l’hanu mparata ed’ija va dicua a vvua! Vua facitindi l’usu chi vuliti… tantu, ud’è ca l’ati pagati si paroli!

A prima cosa, m’ati pirdunari, ma ija no parru u talianu… ija sugnu carcagnutu e parru cumi tutti i carcagnuti….

A sicunda: ja ud’è ca sugnu tantu finu e ri paroli i libiru cumi mi calanu, cumi ova calatri. Nò sempri mi riagulu s’haju fattu a frittatica

A terza: M’ati cumpatiri si certi voti paru intr’a negghjia. Ricurdativi ca ija sugnu chiru c’ha truvatu i sordi u juarnu chi chjiuvia ficu.

M’avianu dittu: junciati ccu ri miagghji tua e facci i spisi! Hajiu nisciutu ccu ri sordi, u vvidia l’ura. Ma ara gghjiazza u c’èra nudru…

Dissà Maria a ra cummari Rosina: Ohi cchi ni mbinna, cummari Rosì, i mappini passaru sarvietti e ri sarvietti passaru mappini!

Mi dicianu: Ohi chi paisi muartu. U cc’è nenti chi fari! Cuami faciti a passari u tiampu? U ti prioccupari, u tiampu passa senza ca l’aiuti!

Figghjarì, cacchjati menti, c’adiddra u pisu li dura novi misi e ri dogghj aru massimu na nuttata, pua a ttijia, inveci, pi tutta a vita!

Si ricugghjia cu ru ciucciu carricatu e ru spiartu ci dimandava: i duvi viani? U zzu Peppi ccu ra santa pacienza rispundiva: ….ti riaguli!

I pinziari su cumi a rina… si ndi piji nu pugnu na bona parti ti fujia ddi dintra i jiriti…. e ssi i piji torna… u ssu mai i stessi!

Chiru chi sugnu mò ud’era prima e nnu sugnu mancu doppu… e mbeci ti cugghjunianu puru: Tè! U ssi canciatu i nenti… si sempri u stessu!

L’AKROS ha misu n’abbisu ca manca l’acqua stasira. Grazzij! E l’abbisu i l’atri 183 juarni i l’annu duv’è? Ni cugghjiuniati puru?

I ciucci si mbrigavanu a ra ghjiazza e ri patruni si scialavanu. Pua i varrili s’hanu ruttu, e ri patruni si dispiravanu! A fini idi ciuati!

Cum’era chjina a gghjiazza stamatina: machini sutta e machini subba, aru mmianzu e dd’ari minzini, tutti fermi a ssi salutari. Si pò fari!!!

A santu Mauru l’Anarchia ud’è n’utopia… è na pratica i tutti i juarni… nua simu anarchici i sempri!

A Santu Mauru sunu divoti a ra tradizioni orali: Tutti parranu, a ra gghjazza tutti jettanu sintenzi, ma cci ndi fussa d’unu sulu ca scriva!

Na vota l’abbucati i Santa Sivirina campavanu ccu ri mbrighi i di Santamarisi. Mo simu divintati amurusi e nnu nni mbrigamu cchjiù! O no?

A Santumauru u ciucciu chiama ricchji longhi a ru cavaddru e ru cavaddru si ndi prejia e chiama ciuatu a ru ciucciu c’u sà pijiari i misuri!

Hanu cuminciatu i festi i l’estati: Siccomi ca c’è ra crisi hanu pinzatu a ra trippa! Ca ppi ru spiritu cci vuanu dinari….

Su tiampu e dda muntagna, pija a zappa e ba ncampagna… su tiampu e dda marina pija a pignata e ba cucina!

Ija u cc’era, e ss’incasu cc’era, sicuramenti durmija, e ssi durmija, è sicuru ca mi sunnava ca u cc’era!

U mundu è na pruavula… i fora e tuastu e ddi d’intra è muaddru….

U tti spagnari i du rumbu i da vucca, spagnati i du rumbu i di stintina!

Chini zappa viva d’acqua, e chini futta viva d’ara vutta!

Zu Peppì, cuami ha fattu ad arrivari a cent’anni? Ogni vota ca u mundu pari ca mi cadja ncuaddru… ija mi scanzava nu pocu cchijù ddrà!

Ndavia ragiuni Peppi: Chissu a mmija mi para propria nu futtiri chiaru!

Si vò fari u vruadu cci vò ra carni, sinnò è sulu acqua quadiata!

Si passi i da petra chjantata e nnu ssi criticatu, a zza Rosina è niscjuta e ra zza Peppina è malata…..

I luoghi della memoria

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Ci sono posti presenti solo nella memoria i cui confini risultano sbiaditi dal tempo… poi, magari mentre stai cercando altro, o mentre stai pensando a cose distanti migliaia di chilometri, con la coda dell’occhio e attraverso il finestrino della macchina, riesci a cogliere uno di questi luoghi nella realtà. Non è  importante se riportano al tuo vissuto o a quello di qualcuno che ha saputo raccontarteli. … è  importante che tu adesso abbia la macchina fotografica per farli diventare un istante di esistenza condivisa.
P.S. L’albero si trova tra il bivio Guerci e il biviere sulla strada…

Scampato pericolo

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Un istante prima che l’onda  ci travolga…. prima che il vortice si apra ad inghiottirci!  Le ali bagnate si muovono con difficoltà e gli schizzi di acqua salmastra ci impediscono di vedere con la necessaria lucidità tutto ciò  che siamo riusciti a lasciarci dietro le spalle….ma per questa volta ne siamo fuori in attesa della prossima…. in attesa di riprovarci. Oppure è  arrivato il momento di ritornare sulla spiaggia: è  più  noioso, meno inebriante, ma…..

Antichi sapori

Alivi scacciati
Alivi scacciati

C’è una memoria dei sapori che rimane nella testa e diventa come una cartina di tornasole ogni qualvolta si risentono certi odori o semplicemente si rivedono scene e azioni che riconducono a queste reminiscenze. E’ in quel momento che si avverte un corto circuito mentale tra la memoria e il desiderio: quei sapori, quegli odori non possono più ritornare e la memoria diventa il luogo della nostra tortura.

Il paradiso dei fessi

Non sono mai stato così integralista da pensare che il mondo possa dividersi tra bene e male in modo assoluto, soprattutto perchè in quest’ottica il bene sarebbe sempre rappresentato da un’infima minoranza di santi. E’ del tutto ovvio infatti che in una visione integralista non è previsto il pentimento e quindi il peccato la farebbe da padrona. Sono però diventato un convinto assertore della divisione del mondo tra fessi e furbi, dove per furbi sono da intendersi tutti coloro che usano le loro capacità solo ed esclusivamente a discapito degli altri, ovvero i meno furbi, ovvero i fessi!
In questa visione non sono previste categorie intermedie: o si è fessi, o si è furbi!
Ora, partendo dalla considerazione alquanto ovvia che i furbi conducono una vita terrena sicuramente agiata e felice, altrimenti sarebbero fessi, si pone il problema di pensare a come tutto questo possa tradursi in termini di condizione ultraterrena: si pone ovviamente l’assunto che una vita oltre la morte sia necessaria per evitare che la furbizia e la fessaggine si tramutino in condizioni eterne.
Ponendo come fondamento il fatto che non possa neanche in questo caso il pentimento, essendo del tutto ovvio che i furbi lo utilizzerebbero per trarne un vantaggio anche nell’aldilà, si presume che si vada a finire in un posto dove la divisione si mantiene.
Ecco, partendo da questa presunzione ho elaborato una mia personalissima idea dell’aldilà.
Lo immagino come una enorme arena, un campo sportivo che essendo io interista non poteva che prendere a  modello San Siro. In questo campo i furbi diventerebbero giocatori e i fessi spettatori: furbi condannati a giocare in eterno per divertire i fessi e a quest’ultimi il premio di decidere se il gioco è divertente o meno.
Il purgatorio potrebbe essere rappresentato dal premio per il giocatore divertente: riposo!…Temporaneo ovviamente!
Qualcuno potrebbe adesso dire che è poca cosa una punizione che preveda la partecipazione a un gioco.
E io rispondo che dipende dal gioco… pensate a quelli del Colosseo!….Ripetuti per l’eternità!

Finirebbe in questo modo l’assurda pretesa consolatoria del detto popolare secondo cui anche i fessi vanno in paradiso che nasconde sottinteso che anche gli onesti vanno in paradiso…..Anche!

Inaugurazione del monumento ai caduti al Soccorso

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Inaugurazione del monumento ai caduti al Soccorso

Questa che é stata una delle mie prime fotografie a San Mauro, negli anni 70, vuole essere un omaggio a tutte quelle bellissime persone che hanno avuto la pazienza di rispondere alle mie curiosità di giovane studente. Le mattinate passate insieme agli anziani del paese, seduto “ari siatti”, intento ad ascoltare le loro storie, le loro discussioni….le loro liti, sono parte integrante della mia formazione e, nel bene e nel male, sono anche il fondamento del mio rapporto con il paese. La “cultura” che ho ricevuto da loro mi ha fatto ritrovare e riconoscere quei valori universali che non hanno confini geografici o temporali. Quando, tempo dopo ho avuto la fortuna di leggere “Cent’anni di solitudine”, di Gabriel Garcia Marquez, mi sono reso conto di aver vissuto una parte importante di quella che negli anni successivi verrà riscoperta come dimensione “Locale della Globalizzazione”. Il mio omaggio è a loro che senza saperlo….ma forse un po lo sapevano anche, in fondo venivano da quella dimensione dell’oralitá che aveva forgiato la nostra civiltà, …senza averne forse piena coscienza, avevano fatto di me quello che oggi sono felice di essere.

Teatro

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Anche questa è della serie di “facciamo un gioco”….. molto difficile per tutto il resto del mondo ma facilissima per coloro che furono protagonisti di questa esperienza bellissima oltre che faticosissima….. e di questi, tra coloro che seguono questa pagina, ve ne sono veramente molti ….Diciamo che il premio per coloro che indovineranno sarà la pubblicazione di tutte le altre della stessa iniziativa!
Buon divertimento

Un sogno

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Questa è da amatori…. sembra la semplice consegna di una targa ricordo, ma per intere generazioni di ragazzi amanti del calcio giocato rappresenta la certificazione di un sogno divenuto realtà. Anche per chi come me ha vissuto il calcio sempre come spettatore, passare dalla spianata delle “vigne” al campo sportivo della “Catena” è stata comunque un’emozione….in fondo anche un campo sportivo può trasportarti fuori da terzo mondo!

Facciamo un gioco….

Vorrei inaugurare una sezione nuova del sito: Com’era
Ogni volta pubblicherò una immagine di un posto o di un particolare di San Mauro e dintorni che nella realtà non esiste più, perchè distrutto o profondamente modificato… un modo per giocare con la memoria e con le emozioni di ognuno di noi.
I giovani possono invece scoprire una parte del paese che loro non vedranno più.
questa è la prima:

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Ditegli sempre di si

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Ogni tanto mi vengono davanti le immagini della commedia di Eduardo che con una notevole dose d’incoscienza un giorno di tanti anni fa, un gruppo di giovani pieni di voglia di fare e un giovane laureato pieno di belle speranze, decisero di mettere in scena su un palcoscenico di fortuna con una scenografia degna delle baraccopoli metropolitane. Ma, tanté,  fu un successo per quei masochisti che ardirono di vederla, ma soprattutto per i protagonisti che iniziarono da qui una stagione di attività che sono entrate a buon diritto nella memoria sociale di San Mauro. Parlo ovviamente di coloro che la memoria la coltivano e ne fanno buon uso. Ogni volta che rivedo le immagini di quella esperienza mi viene tristemente da ridere sulla mia ingenuità di allora che mi portava a vedere nel personaggio principale un assurdo non riproducibile nella realtà. E allora ogni volta che ne ho incontrato uno mi sono sempre in testardo a cercare di convincerlo dell’assurdità delle tesi che proponeva. … solo ora mi rendo conto che aveva ragione Eduardo…nln avrei perso inutilmente del tempo… non avrei sprecato preziosisdimo fiato…avrei dovuto semplicemente dirgli di si!
P.s
Di quella stagione mi rimane una documentazione fotografica meravigliosa che piano piano metterò a disposizione dei protagonisti e di tutti coloro che amano coltivare il dono della memoria.

Il Bar dell'Angolo

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C’è stato un tempo in cui persino i bar si distinguevano dal punto di vista generazionale: Al Bar dell’Angolo tutti i giovani,  e il resto negli altri bar di San Mauro. In quel tempo l’animazione giovanile del paese ruotava intorno all’angolo tra Via Roma e Piazza del Popolo e tutti gli scalini dislocati nei dintorni diventarono poltrone del salotto giovanile.

Quelli della 285

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C’è stato un tempo in cui se si voleva avere un lavoro, o quantomeno sperare di averne uno, si doveva accettare di essere catalogati con un numero: quello della legge con la quale si veniva assunti e della relativa graduatoria.
Nella maggior parte dei casi erano solo palliativi… una specie di reddito di cittadinanza ante litteram… ma servivano a dare un po di sollievo economico a quei giovani che per un motivo o per l’altro non avevano ancora deciso di scegliere l’unica strada veramente possibile per i giovani meridionali: l’emigrazione.
Erano però forme di aggregazione che rendevano viva San Mauro facendo nascere, quasi per reazione una serie di iniziative che niente avevano a che fare con la legge istitutiva ma che rendevano il nostro paese abitabile e vivibile….
io non so se quelli delle foto che pubblico sotto sono della 285 o della 286 o della  n elevata alla settima ma di sicuro erano legati a un numero.

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Quante storie in una immagine

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Piazza del Popolo poco prima della demolizione

Un’immagine come tante di una demolizione, un’immagine senza senso artistico e per il 99,9999% della popolazione del mondo anche dal punto di vista documentaristico. Ma per molti di coloro che accederanno a questa pagina, questa immagine rappresenta un agglomerato di ricordi, di emozioni e di aneddoti che difficilmente si potrebbe ritrovare in un’altra immagine. Ognuna di queste porte  potrebbe raccontare tante storie quanti sono le persone che le hanno varcate moltiplicate per buona parte dei giorni della loro vita …. e quante storie hanno ascoltato i sedili in travertino che ancora si intravvedono dietro le inferriate di protezione… Sulla destra a putiga i du vinu per i più anziani…e poi il bar di Livio negli anni 60/70….Sulla sinistra la porta della merceria di Maria i Papale. …ma per molti giovanissimi sessantottini la prima sezione della FGCI e del PCI prima del trasferimento al piano superiore….e immediatamente sopra il balcone dei comizi rigorosamente di sinistra con tutti gli annessi e connessi che sarebbe impossibile raccontare in un solo volume anche abbastanza corposo. Bisognerebbe raccontare quello che avveniva su quel balcone,  ma ancora più interessante quello che avveniva dentro e soprattutto quello che avveniva sul balcone di fronte. …e poi sulla destra, non visibile nella foto, la scala delle combriccole nottambule e per i più anziani il forno a legna.
Una sola foto, miglia, milioni di flash nella memoria….
E poi un’altra immagine e tutto questo scompare, e per quelli che vengono dopo  tutto quanto ho raccontato prima diventa una storia sola: la storia del giorno che hanno allargato la piazza!

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Completamento della demolzione