Le mistificazioni sulla storia unitaria
Non ce la faccio più!
Non riesco più a sopportare le mistificazioni sulla storia unitaria che, in occasione del 150° dell0Unità d’Italia, si stanno perpetrando ai danni della popolazione più debole, contando sulla sua atavica ignoranza storica. Non riesco più a sopportare che “novelli storici” e “intellettuali rivoluzionari” che hanno conosciuto la storia solo attraverso i manuali scolastici, e molto spesso solo quelli della Scuola Elementare, confonda l’eroica e millenaria resistenza delle masse contadine del Meridione contro l’oppressione della servitù della gleba, anch’essa purtroppo millenaria. Non riesco più a sopportare che venda il fumo della propaganda reazionaria post-unitaria per guadagnare ancora una volta l’arrosto del profitto personale a scapito della strumentalizzazione degli oppressi. Che il popolo meridionale sia stato sempre usato per perseguire scopi agli antipodi dai suoi interessi reali, è l’unica verità che dovrebbe invece emergere ancora oggi, dopo un secolo e mezzo di storia. Quelli che straparlano di storici venduti alla causa del Piemonte, farebbero cosa giusta se si decidessero finalmente a studiare la storia sui testi dei grandi meridionalisti che si rivoltano nella tomba nel sentire le cazzate sulla ricchezza del popolo meridionale e sullo spirito rivoluzionario del brigantaggio. Le epopee del brigante “eroe meridionale”, del brigante “partigiano”, del brigante “pellerossa”, del brigante “Robin Hood”, servono a nascondere solo alcuni fatti storici incontestabili:1. I poveri del meridione lo erano prima dell’Unità d’Italia, e rimasero tali anche dopo.2. I ricchi del meridione lo erano prima dell’Unità d’Italia, e rimasero tali anche dopo.3. I briganti lottavano contro il potere ingiusto e arbitrario dei “Baroni” prima e dopo l’Unità d’Italia. La differenza sta nel fatto che prima lo facevano con la rabbia degli oppressi, poi, anche con la rabbia del tradimento di quell’ideale che loro pronunciavano con la parola “libertà” ma che traducevano con “riscatto”. Furono illusi con la “libertà” per impedire che si riscattassero dalle catene di cui gli “illusionisti” possedevano le chiavi.4. Gli “illusionisti”, oggi come allora, non sono del Nord e nemmeno del Centro, ma hanno il cervello al Centro e il portafoglio al nord e si servono di “intellettuali a cottimo” per allontanare il pericolo del risveglio dal lungo sonno.5. La grande maggioranza degli intellettuali meridionali facevano da scendiletto del potere prima dell’Unità d’Italia, e fanno da scendiletto del potere anche adesso.6. A quella minoranza di intellettuali, meridionali e nordici , orientali e occidentali, che si sono permessi di affermare queste verità è stato sempre impedito di assumere il ruolo di megafono degli oppressi, usando il potere delle case editrici o, ancora peggio, il potere della calunnia e dell’isolamento politico. Usare oggi la propaganda anti Piemontesi dei Borboni come arma contro l’Unità d’Italia, o peggio per spiegare la “Questione Meridionale” significa ancora una volta vendere le masse oppresse al migliore offerente (politico) e continuare a iniettare nelle loro vene il sonnifero della menzogna. A quegli “studiosi” della nuova epopea meridionale che parlano di ricchezza dello stato Borbonico augurerei di ritornare a vivere in questo aureo periodo ma domiciliandoli nei “tuguri” dei “nidi umani, e usufruendo del piacere dei morsi della fame che vi abitava senza soluzione di continuità. Ma le masse meridionali hanno sviluppato, nella loro millenaria storia di oppressione, una forma di antidoto almeno contro le strumentalizzazioni di quelli che hanno “i scoli avuti” tanto da aver inventato uno slogan tanto antico quanto efficace: “Ccu la Francia, o ccu la Spagna, purché se magna! Alle nuove generazioni quindi, non il compito di riscattare l’onore dei briganti, ma quello di rappresentare finalmente gli interessi reali delle masse meridionali liberandole dalla vergogna secolare di una classe dirigente asservita solo ai propri interessi di casta.




