La logica del dado
Il presupposto principale alla base dell’esistenza della logica è che Dio c’è! Comunque lo si voglia chiamare, definire, immaginare, figurare, è sicuramente Lui il fondamento della logica! La negazione del Demiurgo presuppone il caso, o, meglio ancora, il caos. E non è il caos la negazione di qualsivoglia logica? La logica è ordine, e l’ordine ha un’origine: l’ordine è voluto e per sua stessa definizione il contrario di ciò che è imprevedibile … non voluto. Il problema allora si dovrebbe spostare nel campo delle motivazioni dell’esistenza, una volta accettata la logicità dell’esistenza: Visto che è, e non v’è prova del contrario, perché è? O meglio: Qual è la logica, l’ordine che governa l’esistenza? Qual è il disegno che l’umanità è destinata a portare avanti, posto che di costruzione si tratta, non rientrando nella logica un’ipotesi distruttiva che porterebbe in ultima analisi alla distruzione del fondamento dell’esistenza. Una forma intelligente, presente in qualsiasi forma nell’universo è il fondamento dell’esistenza e l’ipotesi di un disegno che tenda alla sua distruzione equivale all’idea di un disegno suicida del Demiurgo:
E’ ILLOGICO! Accettata l’ipotesi costruttiva per manifesta illogicità dell’ipotesi distruttiva, ci si pone allora di fronte al vero problema dell’esistenza. Perché l’illogicità dell’ipotesi distruttiva non dimostra necessariamente che il disegno si debba evolvere nel senso di un significato positivo che l’intelligenza soggetta è propensa ad attribuirgli. In soldoni: Siamo sicuri che Dio esiste, siamo noi stessi la dimostrazione della sua esistenza, c’è una logica costruttiva nell’esistenza di un’intelligenza riconoscente, ma niente dimostra che il nostro positivo è coincidente con il positivo del Demiurgo. Più semplicemente: i parametri di buono/cattivo di positivo/negativo di favorevole/sfavorevole sono troppo temporalmente e spazialmente limitati per poterli applicare a una dimensione che li comprende e ovviamente non vi è soggetta. E’ solo una puerile speranza, o una spaventosa presunzione, riassunta nel dogma della Creazione “ a Sua immagine e somiglianza”, quella di credere in una illusoria coincidenza di aspettative tra l’intelligenza creatrice e quella creata. Speranza e presunzione che hanno un solo, comune, fondamento: Sono ILLOGICHE! Atei e credenti hanno un minimo e massimo comune denominatore: Sono ILLOGICI! Ma allora quale potrebbe essere la risposta alla ricerca delle motivazioni dell’esistenza? Non lo so! So però quale potrebbe essere la condizione migliore per sopportarne il peso: La condizione del passeggero sulla nave. Mi salva in tre ipotesi su tre.
1. Se il fondamento è il disordine perché sforzarmi di mettere ordine in un mondo tendente al disordine! Se il mare è in tempesta il passeggero può solo aspettare che smetta o che la nave vada a fondo. Ogni altro sforzo è inutile e in molti casi anche dannoso.
2. Se il fondamento è il disegno buono, caritatevole, dello specchio religioso, perché sfiancarmi a tentare di cambiare un disegno che comunque tende al mio bene. Ogni volta che un passeggero sale su una nave fa affidamento sul fatto che essa galleggi e che il comandante sia bravo a mantenere la rotta. Senza questi due presupposti il passeggero non salirebbe neppure sulla nave. A che pro quindi sforzarsi di capire come arrivare alla meta se c’è già chi mi ci condurrà con perizia e efficienza?
3. Se il fondamento è il gioco creato per divertire la mente creatrice, quale migliore soddisfazione nell’accettazione passiva del ruolo assegnato. Se il passeggero ha il ruolo di attivo costruttore del disegno, e non può essere diversamente, visto che è stato imbarcato, solo assumendo la prospettiva dell’osservatore potrà non costruire, ma cambiare il disegno.
Sulla scacchiera della vita la pedina non decide la mossa ma lascia l’incombenza al giocatore, indispettito dall’impertinenza di una pedina che, soltanto stando ferma, rompe l’ingranaggio dell’ultimo ritrovato ludico nel mondo degli Dei. Un passeggero del Titanic, vessato per tutto il viaggio dai marinai e dal capitano perché non della stessa condizione sociale degli altri passeggeri, si era accorto in tempo dell’iceberg che si avvicinava alla nave e, ad un primo impulso, avrebbe voluto gridare per salvare tutti, ma poi si vide di fronte la faccia del capitano dell’ottava meraviglia di fronte al disastro, e non riuscì a reprimere la gioia di far fallire il giocattolo perfetto che era stato creato e del cui destino lui diventava l’artefice … stando fermo!
Mi immagino la gioia perfida del dado che all’ultimo lancio del giocatore, fortunato fino a quel momento, decide di non impegnarsi più nel ruzzolare sul tavolo fino al raggiungimento del sei: In fondo il dado non deve saper contare, e non deve neppure ruotare. Anzi, essendo un cubo deve riuscire a stare ben piantato alla base, magari tenendo in alto il numero UNO. In fondo anche i dadi sono governati da una logica che non sempre è coincidente con quella del giocatore.
27 dicembre 2010




