Il passo solitario del pensare…

 

Ho foto di te che sorridi con quella smorfia di sufficienza di chi la sa un po’ più lunga di te, quel ghigno ironico che mi faceva sempre rimanere male ogni volta che da ragazzo tentavo di convincerti che le mie idee non potevano non essere giuste visto che tutti i testi di Storia e Filosofia ne attestavano il fondamento… e il tuo sorriso era li a  smontare i miei teoremi con la forza di chi conosceva gli uomini e le loro debolezze, i pensieri reconditi di chi ai sogni ha dovuto anteporre i morsi della fame, le fragilità di chi si era ormai rassegnato a vivere una vita di obbedienza piuttosto che di rivincite… e tutto questo in quella smorfia che mi sembrava ancora più accentuata quando poi ero costretto a darti ragione. Ed ho foto di te che ridi in modo spontaneo e senza malizia delle mie battute di uomo già fatto che ha capito ormai che quello che io credevo segno di vittoria era invece soltanto un sano e liberatorio disincanto. Il disincanto di chi ha visto troppo spesso vincere il negativo del mondo per aspettarsi la soluzione dei problemi attraverso le rivoluzioni. Il disincanto di chi riconosce le tue legittime aspirazioni ad un mondo più giusto ma ritiene di doverti farti scendere sul terreno della lotta per la sopravvivenza. E le tue risate erano diventate le mie ed era bello mostrarti che avevo capito, e la tua risata diventava approvazione e complicità. Ho foto di te che passeggi solitario per avere il tempo e il piacere di riflettere senza per forza dover rendere conto al mondo dei propri pensieri. Ma la foto che più ti rappresenta in questo momento e questa del tuo andare verso il buio con la tua ombra al seguito quasi a dirmi che in fondo non te ne sei mai andato… stai soltanto continuando il tuo solitario camminare per continuare a pensare in un mondo diverso dove il buio e le ombre del mondo non esistono più.

Se guardo Sanremo

  1. Aspetto con ansia il nuovo modello di smartphone perchè il vecchio non è più performante;
  2. Passo le mie domeniche negli ipermercati per vedere se riesco a portare a casa a buon prezzo quella firma che sogno di notte di indossare;
  3. Controllo ogni santissima ora se l’offerta volo più hotel per i paradisi tropicali si sia finalmente materializzata sul sito delle vacanze dei VIP
  4. Mi passo le serate a leggere tutte le caratteristiche dell’ultimo modello di SUV superaccessoriato da 70 mila Euro in su;
  5. Non riesco a rinunciare al rito dell’apericena nel nuovo locale della movida
  6. Faccio sfracelli per iscrivere i miei figli alla Bocconi o al College americano più trend del momento;
  7. Magari divento anche “fratello” di qualche comunità catecomunale o diacono della cattedrale;
  8. Mi diverto a “cazzeggiare” nel salotto della marchesa de “tantoiltitolomelosonocomprato;
  9. Mi tengo in forma correndo al mattino con indosso 3000 euro di firme sportive;
  10. E magari mi faccio pure qualche ritocchino perchè l’immagine conta;
  11. Etcetera, etcetera….

E dopotuttoquesto sono ancora di sinistra e un potenziale rivoluzionario nel senso “Gramsciano”.

Poi mi sveglio al mattino e mi trovo riflessioni che mi richiamano al fatto che dovrei tornare a parlare di rivoluzione per non farmi risucchiare dal vortice del consumismo che Sanremo rappresenta all’ennesima potenza.

E allora vado in crisi:

Se guardo e commento Sanremo divento senza “se” e senza “ma” un controrivoluzionario, pure di destra e ovviamente ignorante .

C…zo! Ecco perchè la sinistra non vince in italia e quando vince fa cagare:

Perchè “Cipputi” si è messo a guardare e commentare Sanremo!

Ma andate molto, ma molto rivoluzionariamente,… affanculo!