La piccola burbera

La piccola “burbera” on Flickr.

Erano serate passate invano a chiedergli di degnarmi di uno sguardo. Un modo come un altro per costringerla a fermarsi per poterla fotografare, senza il flash, rigorosamente a luce ambiente. Ma lei si è sempre rifiutata sdegnosa e altera: non è che adesso il primo fotografo dilettante che si affaccia alla “Locanda del Re” pensa di arrogarsi il diritto di fotografare chiunque, e poi tanto meno lei!
Ieri sera la svolta. Complice una chitarra, una canzone napoletana come sottofondo, e forse anche un po di stanchezza, e allora si, va, concediamoci a questo pelato invadente. In fondo se si chiama come Zio Ciccio e ha la stessa “Capa Pelata” non può essere così antipatico come sembra a prima vista. E allora mentre canticchi un verso napoletano in un duetto irreale con Zio Ciccio, scatti a raffica con 1600 ASA sperando di fermare l’attimo e l’espressione giusta. La prossima pizza servirà per sapere se è rimasta soddisfatta dei miei sforzi.

L’elfo

L’elfo on Flickr.

E’ una lunga storia, e un giorno forse riuscirò a raccontarla… parla del taglio del bosco, delle porte, di scuole di campagna e di un ragazzo che sentiva il richiamo degli elfi… perchè quelli sono esistiti anche in Calabria… ed è soltanto la televisione che li ha fatti sparire dalla memoria ma non dai luoghi della memoria…
Ma i luoghi della memoria hanno bisogno del tempo della nostalgia per riapparire sotto forma di ricordi… hanno bisogno dell’età del ritorno perchè possano avere voglia di ritrovare il loro posto nel puzzle… hanno bisogno di occhi, che stanchi di farsi abbagliare dalle luci colorate del futuro, cerchino il riposo nella penombra e nelle luci soffuse del passato!

A spera i suli

Antichi…. sapori on Flickr.

Non riesco a immaginare un macinino del caffè illuminato dalla luce di un neon… La mente va, e ritorna alle “spere i suli” che si intrufolavano attraverso ” a porta i subba abbutata” o alle ombre della luce di un mozzicone di candela in cui il “miccio” era ormai sprofondato nella cera sciolta e iniziava la danza della sopravvivenza per non spegnersi sprofondandovi dentro. Sapori, colori, atmosfere che vivono ormai soltanto nella memoria individuale di coloro che hanno fatto in tempo a vivere gli ultimi epigoni della civiltà contadina e i riflessi smorti del miracolo industriale italiano. Fino alla fine della sua esistenza mia nonna ha caparbiamente sostenuto, e con tanta ragione, che le lame dei macinini elettrici non macinavano il caffè ma lo “abbrittavano” facendolo diventare soltanto polvere di “ciofeca”… che avesse ragione lo dimostrava il profumo che usciva dal suo monolocale ogni volta che piazzava la moka accanto alle braci del fuoco!