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A scirchijatu a terra…
Ha scirchijatu a terra… guardava la terra che calpestata e mormorava parole che avevano un suono e un senso atavico e familiare ma di un tempo troppo lontano per me, o forse soltanto segno di reminiscenze troppo in fretta messe in disparte. Parole come cornici contenenti stampe ingiallite e macchiate dal tempo ma ancora comprensibili solo a chi quei posti o quelle storie le ha viste e le ha vissute anche soltanto come inconsapevole spettatore… forse colpevolmente inconsapevole! “L’alivi stanu carricandu e serva l’acqua”…E la frase che, detta dopo un tempo interminabile rispetto alla prima, sembra senza senso, ma riporta a un tempo che ha le lancette dell’orologio sintonizzate sulle…
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Storie di terra 1
Quante volte è passato l’aratro, quante volte il piede dell’uomo, quanti modi diversi di rimettermi a nuovo. Tante storie mi hanno calpestato, tante storie ho sentito raccontare, molte parlavano di terre lontane, ma a nessuna è rimasta legata, la vita che mi ha attraversato.
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Alba sui kalanki
Storie di terra on Flickr. Chi ha la fortuna di alzarsi al mattino e godere di uno spettacolo come questo mentre si reca al lavoro, è più bendisposto a dimenticare che oltre le colline ci sono uomini che fanno di tutto per distruggerti anche questa soddisfazione. Ma la natura riuscirà a sopravvivere all’imbecillità degli umani.
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Il falco
Storie di terra on Flickr. Tutte le mattine, alle 7.40, si fa trovare sul ramo più alto dell’albero spoglio sul quale ha fatto il nido. E’ un albero basso, sul ciglio della strada, ma in piena curva cieca… Come se lo sapesse che li le macchine non si possono fermare per fotografarlo. Ma anche come un gioco del gatto col topo in cui il topo, lui, lo fa apposta a mettersi in quel punto per farsi beffe di quel gatto maniaco sempre con la macchina fotografica al collo. Solo che il gatto… il fotografo… io… questa volta è dotato di tanta pazienza e sa stare come i cinesi sulla sponda…
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Il pero
Il pero on Flickr. I ricordi vagano perdendosi nel verde e nel giallo delle giornate di giugno quando il frastuono delle cinghie della trebbia copre il suono del cinguettio degli uccelli e il monotono assolo delle cicale. Il fresco dei rami, l’odore delle patate fritte che, raccolte nell’incavo del pane, nella “viartula”, sotto il basto, stanno finendo di cedere il loro condimento. Il fresco dell’acqua che devi imparare a sorbire dal boccaglio della “gumbula” senza appoggiarci le labbra, perchè solo così sei “grande”. Solo i bambini bevono dalla “gumbula” o dal “varrili” appoggiandoci le labra. E i discorsi sulla consistenza delle “timugne”, che sono ogni anno più piccole… e sul…