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Non riesco a vincere la nausea. Provo senza riuscirci, a pensare a qualcosa di positivo, di bello, di anestetizzante dello schifo che il cervello continua a comunicare allo stomaco. E però, come il peggiore dei masochisti, con un gioco perverso al rialzo, continuo a scommettere su quanto il mio fisico sarà ancora in grado di sopportare. E allora, giù con una razione di “Corriere” che, se in altri momenti si adeguava al titolo “della Sera” come metafora del tramonto, adesso non riesce a far svanire dalla mia testa la sensazione di oscurità perenne. E poi, come potrebbero venirti idee meno negative se i “corrieristi” sembra facciano a gara nel riportare le frasi più idiote dei rappresentanti più idioti di questo governo di… Stavo per dire “idioti”, ma il mio stomaco, con un conato di quelli modello vulcano delle Antille, mi ricorda espressioni ancora peggiori che mal si confanno a un sito come il mio e a lettori poco avvezzi al Sartre d’annata….E non esiste la minima possibilità di lenire la sensazione di evacuazione forzata, e anzi la cosa si aggrava quando, con impeto eroico, o forse, più correttamente con un attacco palese di demenza senile galoppante, volto pagina e leggo i titoli relativi alla più baggiana e inconcludente opposizione politica dalla Rivoluzione Francese in poi. Ti senti catapultato nella più oscena armata Brancaleone non cinematografica che la storia ricordi e allora la nausea diventa così forte e imponente da riguardare persino quello che hai mangiato mesi or sono aggravando una situazione già di per se, profondamente compromessa. Se al disgusto si viene a sommare, come il carico a briscola, anche lo sconforto del complice ravveduto, del pentito che non ha nemmeno la possibilità di confessare il suo pentimento, del pentito a cui è negato l’accesso ai benefici dei collaboratori di giustizia, allora la situazione si trasforma in incubo…. Un incubo consapevole, come in quei sogni spaventosi in cui sai di essere in un sogno e chiedi di svegliarti ma sei costretto a vivere nell’incubo e continui ad avere nausea, disgusto, rimorso, sconforto, pur sapendo che un semplice risveglio può far finire tutto.
Sarà il periodo storico privo di grandi riferimenti culturali e sociali, oppure una qualche riduzione della capacità di comprendere appieno gli avvenimenti, ma mai come in questo periodo la mia mente vaga in un mare pieno di effimere luci che offuscano quelle immutabili delle stelle. Non è che queste stelle siano mai state così splendenti da garantirmi un approdo sicuro, e del resto i porti non sono mai stati punti fermi all’orizzonte, ma almeno si aveva la speranza di poterci attraccare un giorno, quando le tempeste o le bonacce del mare aperto fossero finite. Ancora di più aumenta il mio senso di smarrimento quando mi giro intorno e sento ovunque affermazioni che nulla lasciano al dubbio o alla minima incertezza sul futuro. E allora diventa quasi naturale voltarsi indietro per cercare nei meandri della memoria un qualche momento in cui anche tu hai vissuto l’ebbrezza della certezza delle tue convinzioni con la conseguente felicità di essere una persona normale in mezzo a un mondo di persone normali.
E l’angoscia diventa terrore quando scopri che mai hai avuto questo privilegio se non quando bambino pensavi che in fondo era tutto un gioco e che niente valesse la pena di prendere in considerazione se non l’esservi partecipe.
Forse, tra centinaia di anni, la scienza riuscirà a scoprire l’effetto terapeutico di questi periodi di idiozia collettiva. Forse qualche scienziato delle scienze sociali riuscirà a dimostrare la necessità di questi momenti di scivolamento ai livelli più bassi di convivenza civile per un rafforzamento delle basi della democrazia… Forse abbiamo vinto soltanto una crociera sulla nave di Gaber con le cabine al piano inferiore…. e come nella nave del grande milanese, nessuno ci ha informati sulla durata e sul porto d’arrivo… solo la speranza che duri il meno possibile il rollio nauseante delle coscienze. Ne mi consola pensare che la mia sofferenza servirà a rendere meno nauseante il futuro, meno dolorosa la traversata se riesco ancora, nonostante tutto, a raccontare le traversie di questa mia “crociera penale”…. Nessuno riesce a togliermi dalla testa l’immagine di un’Italia attanagliata nella morsa di una Pandemia di imbecillità che dilaga in questo inizio di Millennio.

Ancora una volta mi rendo conto di essere non in sintonia col mondo che mi circonda… non mi hanno ancora inserito la sintonia automatica… sento il cervello che graffia come se stesse ricevendo in onde medie sulla vecchia radio di mio nonno….se mi fossi convertito in tempo alla modulazione di frequenza automatica oggi sarei più soddisfatto!

 

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