I patetici
Patetico [pa-tè-ti-co] agg., s. (pl.m. -ci, f. -che) • agg. 1 Che suscita compassione e commozione o tristezza SIN commovente, toccante: romanzo p.; scena, storia p. 2 estens. Sentimentale in modo affettato, che tende a commuovere artificiosamente: declamare con tono p.; che suscita imbarazzo e commiserazione: sei veramente p.; fare una figura p. • s.m. 1 (solo sing.) Ciò che tende a commuovere; ciò che è troppo lezioso, sdolcinato: cadere nel p. 2 (f. -ca) Persona che tende a farsi commiserare o ad assumere atteggiamenti leziosi • sec. XVI Dal Sabatini Coletti – Dizionario della Lingua Italiana Ci sono parole che sono cadute in disuso nella lingua italiana corrente e tendono a finire in un alveo di puristi che hanno più l’aria di custodi del museo che non di specialisti della lingua. Ci sono parole che hanno cambiato il significato originario e hanno acquisito un senso consuetudinario che le trasporta nel campo del gergo. Ci sono parole che invece hanno mantenuto il loro significato originario ma sono usciti dal linguaggio comune e colto perché nessuno ha più il coraggio di usarle nel loro significato più proprio. Chi avrebbe più il coraggio di definire patetica una donna di 70 anni che esorcizza la paura dell’invecchiamento indossando una minigonna stratosferica e un trucco da teen-ager… Con un ipocrita quanto falso senso della modernità utilizziamo il molto più comodo termine di “eccentrica”. Se poi si vede un vecchio arzillo di 70 anni che si diverte a ballare la macarena in discoteca in mezzo a ragazze e ragazzi di 15 anni, siamo talmente spudorati da cambiare le carte in tavola magnificando la sua tenuta fisica e il suo spirito giovanile pur di non usare il termine più appropriato di “patetico”. Forse perché il termine patetico era considerato una volta più che un aggettivo, una vera e propria unità di misura: Era l’unità di misura della serietà delle persone e del loro saper mantenere comportamenti adeguati al loro ruolo nella società. Ma era anche l’unità di misura del coraggio delle persone che usavano questo termine per classificare coloro che gli stavano difronte. Questo termine erà il discrimine per coloro che ne erano colpiti e per coloro che lo utilizzavano. Solo chi aveva il senso del patetico aveva anche il coraggio di riconoscerlo e attribuirlo a chi lo superava. Oggi, patetico è invece chi si ostina a considerare come validi e fondamentali valori come l’onestà, la moralità, la coerenza, la buona educazione, l’onore! Così: La persona che ogni giorno dice una cosa diversa è un ecclettico; Colui che ruba milioni a migliaia di piccoli risparmiatori è un finanziere d’assalto; Quello che in televisione riesce ad infilare in un discorso di 100 parole 70 parolacce è uno al passo coi tempi; Quello che esplora tutti i meandri della nuova sessualità, è un uomo di mondo; E allora non sono i patetici il problema, ci sono sempre stati! Il vero problema è quella maggioranza silenziosa che per paura di essere considerata patetica evita di additare al mondo i veri patetici. E non pensate a chissà quale grande coraggio ci vorrebbe per cambiare “lo stato di cose presenti”: Basterebbe che, alle prossime elezioni regionali, al politico di turno che la volta scorsa era da una parte e adesso viene a chiedervi il voto per la parte aversa, voi diceste soltanto: “SEI PATETICO!” Ne guadagnerebbe il vocabolario, la politica, e anche la nostra autostima…. In fondo le grandi rivoluzioni sono sempre stati frutto di piccoli gesti iniziali.




