Una storia triste

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L’ho vista sbucare all’improvviso, quasi da sotto le ruote della macchina, da una delle stradine laterali intorno alla Chiesa del Soccorso Non sono riuscito a rendermi conto da quale di esse fosse sbucata, e all’inizio era sembrata una meteora troppo fugace per lasciarmi il tempo di fotografarla. La borsa era sul sedile dietro della macchina, con il tele già caricato, ma senza la scheda che avevo tolto al mattino dopo aver fotografato le palme. Immaginavo che si infilasse in una stradina successiva e già mi rammaricavo della foto persa. Il cucciolo appena nato in bocca con la coda innaturalmente stesa indietro e le orecchie ciondoloni a coprirgli gli occhi, la madre, piccola ma risoluta e decisa, si infila invece nel traffico del bivio davanti al sagrato della chiesa e, incurante delle gambe delle persone, degli sguardi sorridenti dei ragazzi e delle ruote delle macchine che si fermano per lasciarla passare, si muove verso il paese con il piglio di chi sa comunque come deve fare per portare a termine positivamente il proprio compito. Mi sono fermato più volte lungo la strada ad aspettarla vicino le svolte o gli incroci, sempre con la sensazione che da un momento all’altro avrebbe preso una direzione sulla quale non avrei più potuto seguirla. L’istinto deve averla avvisata che io non rappresentavo un pericolo perché non mi ha mai evitato e si è fermata perfino per riposarsi lasciando per un attimo il cucciolo per terra continuando il gioco fino a via Garibaldi. Qui ha deviato dentro l’arco e si è diretto nell’uliveto in fondo con il senso di sicurezza di chi prende la direzione che si era prefissa. Da una parte lei con una missione da compiere, costi quel che costi, dall’altra il fotografo, importuno con quello strano tubo in mano, e dall’altra ancora i passanti che si fermano a guardare la scena ammirati e si lasciano sfuggire una frase angosciante: “…e poi dicono degli animali… quanto sono migliori di noi!”
Ecco. Una storia triste, per questo!
Una bella storia di animali, anche a lieto fine, che ci ricorda però quanto siamo “bestie” noi “umani”!

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