Teatro

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Anche questa è della serie di “facciamo un gioco”….. molto difficile per tutto il resto del mondo ma facilissima per coloro che furono protagonisti di questa esperienza bellissima oltre che faticosissima….. e di questi, tra coloro che seguono questa pagina, ve ne sono veramente molti ….Diciamo che il premio per coloro che indovineranno sarà la pubblicazione di tutte le altre della stessa iniziativa!
Buon divertimento

Un sogno

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Questa è da amatori…. sembra la semplice consegna di una targa ricordo, ma per intere generazioni di ragazzi amanti del calcio giocato rappresenta la certificazione di un sogno divenuto realtà. Anche per chi come me ha vissuto il calcio sempre come spettatore, passare dalla spianata delle “vigne” al campo sportivo della “Catena” è stata comunque un’emozione….in fondo anche un campo sportivo può trasportarti fuori da terzo mondo!

Facciamo un gioco….

Vorrei inaugurare una sezione nuova del sito: Com’era
Ogni volta pubblicherò una immagine di un posto o di un particolare di San Mauro e dintorni che nella realtà non esiste più, perchè distrutto o profondamente modificato… un modo per giocare con la memoria e con le emozioni di ognuno di noi.
I giovani possono invece scoprire una parte del paese che loro non vedranno più.
questa è la prima:

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Ditegli sempre di si

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Ogni tanto mi vengono davanti le immagini della commedia di Eduardo che con una notevole dose d’incoscienza un giorno di tanti anni fa, un gruppo di giovani pieni di voglia di fare e un giovane laureato pieno di belle speranze, decisero di mettere in scena su un palcoscenico di fortuna con una scenografia degna delle baraccopoli metropolitane. Ma, tanté,  fu un successo per quei masochisti che ardirono di vederla, ma soprattutto per i protagonisti che iniziarono da qui una stagione di attività che sono entrate a buon diritto nella memoria sociale di San Mauro. Parlo ovviamente di coloro che la memoria la coltivano e ne fanno buon uso. Ogni volta che rivedo le immagini di quella esperienza mi viene tristemente da ridere sulla mia ingenuità di allora che mi portava a vedere nel personaggio principale un assurdo non riproducibile nella realtà. E allora ogni volta che ne ho incontrato uno mi sono sempre in testardo a cercare di convincerlo dell’assurdità delle tesi che proponeva. … solo ora mi rendo conto che aveva ragione Eduardo…nln avrei perso inutilmente del tempo… non avrei sprecato preziosisdimo fiato…avrei dovuto semplicemente dirgli di si!
P.s
Di quella stagione mi rimane una documentazione fotografica meravigliosa che piano piano metterò a disposizione dei protagonisti e di tutti coloro che amano coltivare il dono della memoria.

Il Bar dell'Angolo

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C’è stato un tempo in cui persino i bar si distinguevano dal punto di vista generazionale: Al Bar dell’Angolo tutti i giovani,  e il resto negli altri bar di San Mauro. In quel tempo l’animazione giovanile del paese ruotava intorno all’angolo tra Via Roma e Piazza del Popolo e tutti gli scalini dislocati nei dintorni diventarono poltrone del salotto giovanile.

Quelli della 285

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C’è stato un tempo in cui se si voleva avere un lavoro, o quantomeno sperare di averne uno, si doveva accettare di essere catalogati con un numero: quello della legge con la quale si veniva assunti e della relativa graduatoria.
Nella maggior parte dei casi erano solo palliativi… una specie di reddito di cittadinanza ante litteram… ma servivano a dare un po di sollievo economico a quei giovani che per un motivo o per l’altro non avevano ancora deciso di scegliere l’unica strada veramente possibile per i giovani meridionali: l’emigrazione.
Erano però forme di aggregazione che rendevano viva San Mauro facendo nascere, quasi per reazione una serie di iniziative che niente avevano a che fare con la legge istitutiva ma che rendevano il nostro paese abitabile e vivibile….
io non so se quelli delle foto che pubblico sotto sono della 285 o della 286 o della  n elevata alla settima ma di sicuro erano legati a un numero.

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Quante storie in una immagine

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Piazza del Popolo poco prima della demolizione

Un’immagine come tante di una demolizione, un’immagine senza senso artistico e per il 99,9999% della popolazione del mondo anche dal punto di vista documentaristico. Ma per molti di coloro che accederanno a questa pagina, questa immagine rappresenta un agglomerato di ricordi, di emozioni e di aneddoti che difficilmente si potrebbe ritrovare in un’altra immagine. Ognuna di queste porte  potrebbe raccontare tante storie quanti sono le persone che le hanno varcate moltiplicate per buona parte dei giorni della loro vita …. e quante storie hanno ascoltato i sedili in travertino che ancora si intravvedono dietro le inferriate di protezione… Sulla destra a putiga i du vinu per i più anziani…e poi il bar di Livio negli anni 60/70….Sulla sinistra la porta della merceria di Maria i Papale. …ma per molti giovanissimi sessantottini la prima sezione della FGCI e del PCI prima del trasferimento al piano superiore….e immediatamente sopra il balcone dei comizi rigorosamente di sinistra con tutti gli annessi e connessi che sarebbe impossibile raccontare in un solo volume anche abbastanza corposo. Bisognerebbe raccontare quello che avveniva su quel balcone,  ma ancora più interessante quello che avveniva dentro e soprattutto quello che avveniva sul balcone di fronte. …e poi sulla destra, non visibile nella foto, la scala delle combriccole nottambule e per i più anziani il forno a legna.
Una sola foto, miglia, milioni di flash nella memoria….
E poi un’altra immagine e tutto questo scompare, e per quelli che vengono dopo  tutto quanto ho raccontato prima diventa una storia sola: la storia del giorno che hanno allargato la piazza!

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Completamento della demolzione

Il verde pubblico negli anni 80

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C’è stato un tempo in cui gli amministratori comunali decisero che il verde pubblico scarseggia va entro i confini del borgo e la mano d’opera anche…e allora perché non unire le forze e creare un po d’ombra negli angoli del paese più desolati…. Assessori, consiglieri, forestali ed operatori ecologici uniti verso l’obiettivo del verde pubblico. ..E allora….

Amidé e Totonni

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Giuanni. …

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Biasi

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e Lorenzu.

Una vecchia stalla

Vecchia stalla

Ci sono oggetti, cose, luoghi che esistono solo nella nostra memoria e quando ci capita di ritrovarne qualcuno ancora intatto e come un tuffo nel nostro passato con tutto quel che ne consegue rispetto alle emozioni, le sensazioni, e le percezioni sensoriali.
Una stalla nell’immaginario collettivo è un posto destinato agli animali e basta.
Per quelli della mia generazione era in vece un mondo in cui gli animali erano soltanto una piccola parte anche se comunque importante. La stalla era la “dependance” dei contadini, e come tale, e con la stessa cura di una vera dependance signorile, veniva curata con riti, attività e orari che erano scanditi dalle stagioni e dalla meteorologia. L’odore del fieno (i mattuli) appena scaricato dal basto e depositato nell’angolo più asciutto si confondeva con gli odori degli escrementi animali che attendevano di essere raccolti per diventare il concime più prezioso e più sano. Non sono mai riuscito a capire se fosse una favola metropolitana quella delle esalazioni della stalla come cura contro le malattie respiratorie; sono sicuro però che la Bayer non ha mai venduto aspirine negli anni 50 e, a parte la penicillina, il nostro antibiotico naturale e gratis si trovava vicino la mangiatoia.
Quando ho fatto questa fotografia mi sono sentito impotente con la mia reflex: la parte più bella di ciò che mi circondava non era possibile riprenderla…Una macchina per la riproduzione dei ricordi non l’hanno ancora inventata.