Antichi mestieri

U cistaru

u cistaru
Salvatore Drammis (Turuzzu) L’urtimu cistaru

L’attività del cestaio ( u cistaru) era a San Mauro un’arte più che un mestiere vero e proprio, nel senso che non veniva praticata da un singolo artigiano ma era patrimonio delle famigli contadine che si tramandavano i segreti da padre in figlio.
Era una attività che vedeva molto presenti gli anziani della famiglia che la usavano anche come momento educativo nel quale la trasmissione del sapere era diretta soprattutto nei confronti dei nipoti che imparavano a costruire panieri e ceste in un certo senso divertendosi.
L’attività era spesso praticata durante i mesi invernali, quando il legname era migliore per la lavorazione e, da una parte i contadini avevano più tempo libero non potendo lavorare nei campi, e dall’altra, i ragazzi non potevano uscire a divertirsi nei campi o nei cortili.
Certo c’erano delle persone più brave che spesso facevano il lavoro anche per conto terzi ma solo per i prodotti più complicati da realizzare come i Cistuni, le coperture delle damigiane o le grandi ceste per la vendemmia.
Per la maggior parte degli oggetti la produzione era quasi sempre familiare e il piccolo contadino imparava presto a costruire panari (panieri) e cisteddre (cesti per la biancheria e per i prodotti alimentari. Una eccezione era rappresentata dai cistuni per l’essiccamento dei fichi e dei pomodori che erano quasi sempre appannaggio delle donne.
Si utilizzavano materiali vegetali del territorio come le canne, i virgulti d’olivastro (l’agghjastru), l’olmo (l’urmu), il salice (u salicu), la ginestra (a jnostra) e per i piccoli cestini decorativi, la paglia.
Saper intrecciare le fibbre e saperne calcolare le misure in funzione del risultato finale, richiedeva una grande sapienza manuale e un’abilità tramandata di generazione in generazione.

Oggi tutto questo è andato perduto e rimane patrimonio di piccoli artigiani locali che vendono i loro prodotti come souvenir sui bordi delle strade.