Rettangoli di memoria

Il Brigante

Nel mio libro “Rettangoli di memoria” dell’ormai lontano 1997 lamentavo la scarsa attenzione che le amministrazioni che si sono succedute alla guida del nostro paese avevano dedicato ad alcuni avvenimenti che pure sono stati determinanti per lo sviluppo di una presa di coscienza del nostro essere parte attiva della storia locale.
nella sezione dedicata alla cronaca mettevo in evidenza come la parte paesaggistica o folcloristica avessero sempre fatto la parte del leone nei ricordi fotografici conservati dalle nostre famiglie. Registravo infatti” una sorta di ritrosia ad essere immortalati in situazioni che fino a pochi anni addietro venivano considerati fortemente compromettenti in un mondo in cui schierarsi significava subire la rivalsa del “potere costituito”. Anche nelle ricerche che ho continuato a svolgere negli anni successivi, pur raccogliendo molto più materiale della prima fase, la parte relativa alla cronaca o alla ricerca antropologica si è ridotta a numeri che si possono contare su una sola mano.
La fotografia come che si pone l’obiettivo di documentare il nostro vissuto vero è ancora oggi un mero fatto occasionale e quasi sempre si tratta di foto rubate. La fotografia è ancora vista come uno strumento che deve mostrare la volontà di apparire del soggetto piuttosto che la sua vera essenza. E, nell’epoca dei social e degli “influencer ” questa sta diventando l’unica vera motivazione del fotografare. La fotografia che mostra il nostro vissuto quotidiano e la sua evoluzione nel tempo rimane confinata alla memoria scritta o, peggio ancora, orale dove la parola prende il sopravvento rispetto all’immagine. E’ un problema purtroppo che non riguarda soltanto i soggetti che si rifiutano di essere fotografati in modi e forme che i nuovi codici social non accetterebbero, ma anche gli stessi fotografi che scartano come inutili quelle scene che non potrebbero attirare i mi piace dei commenti sul web.
La fotografia di strada, la fotografia documentaristica, viene ancora vista come attività da perditempo o, peggio ancora, come il frutto di una mente non del tutto a posto. E allora, fotografie che ritraggono scene di vita contadina, delle poche attività che ancora si svolgono in modo manuale nel nostro territorio sono confinate ai territori di nicchia del web che diventano ricercate solo da un pubblico ristretto di curiosi o da studenti che debbono compiere ricerche etnologiche o antropologiche.
Il risvolto “tragico” di tutto questo lo troviamo nella conservazione di questi documenti che essendo ritenuti di poco valore, quando non addirittura compromettenti, vengono destinati al macero o all’oblio. Mi è successo di ritrovare fotografie o addirittura interi album tra le macerie di case ristrutturate e ho saputo da fonte certa della distruzione di lastre fotografiche confuse con pezzi di vetro.
E se state pensando che si deve essere trattato sicuramente di persone analfabete o arretrate culturalmente, vi posso assicurare che vi state sbagliando.
Ma la cosa ancora più grave è quella di una memoria sociale distorta che le nuove generazioni si troveranno a disposizione in un mondo sempre più pervaso da fake news senza la possibilità o la capacitò di confutazione con l’aiuto di una documentazione adeguata di supporto. Già adesso mi ritrovo a leggere informazioni basate sul sentito dire o su distorsioni fantasiose della realtà. Ho dovuto correggere wikipedia che attribuiva a una fotografia rappresentativa del nostro paese la data del 1911 invece che quella corretta del 1941.
Del resto, l’unico documento cinematografico relativo al nostro territorio: “Il brigante” di Renato Castellani, unico grande affresco neorealista della nostra realtà di emarginati dalla storia rimane ancora confinato alla sporadica programmazione di Rete 4 nelle ore più assurde della notte o in alcune ancora più sporadiche proiezioni programmate per riempire una delle serate estive.
Nessuna amministrazione comunale, affermavo nel 97, ha ritenuto fino ad ora di acquisire nel proprio archivio una copia di questo film quasi interamente girato nel nostro territorio e i cui protagonisti sono individuabili per la maggior parte tra i nostri contadini. Oggi, 29 agosto 2025, la situazione non è cambiata!