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Chjiova…
Ci sono fotografie che ho fatto con tutto il pudore e la discrezione del mondo… ci sono fotografie che sembrano radiografie dei sentimenti… sono quelle immagini che penetrano oltre la superficie all’apparenza ed entrano dentro una dimensione intima che nessuno dovrebbe permettersi di violare… mi sembra, alcune volte, di fotografare i pensieri… e allora la vanagloria del risultato – quella fotografia che cercavi da tanto tempo – si scontra con quell’educazione al rispetto delle persone che è qualcosa che va ben al di là del mero aspetto formale. E allora la fotografia diventa soltanto una parte di una storia che soltanto lo sguardo “i du Zzu Rusaru” poteva raccontare e…
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Cartolina da San Mauro
Per tutti quelli che…. Noi al Nord noi si fa la differenziata da una vita… Oh yeah! Per tutti quelli che…. Se sporchi al Nord ti fanno la multa… Oh yeah! Per tutti quelli che…. Che da noi, al Nord, c’è sempre pulito… Oh yeah! Per tutti quelli che…. Da noi, al Nord, si rispettano le regole… Oh yeah! Per tutti quelli che…. Da noi, al Nord, non si sgarra… Oh yeah! Per tutti quelli che…. Il Sud non cambierà mai… Oh yeah! Per tutti quelli che…. Al Sud buttano la spazzatura sulla strada anche d’inverno… Oh yeah! Per tutti quelli che…. Passano sulla strada delle Serre e…. fanno finta…
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Il forfait della memoria
“Ha dittu ca stà jandu a fruffè”… oppure… “oramai puazzu jiri sulu a fruffè”. Modi di dire della preistoria tecnologica a San Mauro. Il tempo in cui l’interruttore era “U buttuni” l’energia elettrica era “ra correnti” e il contatore era “U puntatori”. Per chi lo possedeva il contatore: quei pochi fortunati mortali che avevano la fortuna e le risorse per farselo attaccare. La maggioranza delle case andava a ” fruffè”: “quandu s’appiccijavanu i luci i fora, tandu trasiva ra correnti intra a casa”. E questo diventava un “modus vivendi che scandiva i tempi della casa, inesorabile come un rasoio e irreversibile come un processo naturale: a una certa ora tutto…
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Cartoline
Ci sono nel mio archivio cimeli che hanno una importanza documentale di valore inestimabile in prospettiva storica. Questa cartolina, una pittografia del 1942, mostra alcuni particolari che la memoria degli uomini non potrebbe mantenere senza un riferimento visivo. Per molti dei sessantenni di oggi il campanile con la piccola campana è presente nella parte più recondita della loro memoria ma nessuno di loro saprebbe riprodurlo su carta senza l’ausilio di un’immagine. Tutti risponderebbero con la nostra espressione tipica: “Mu ricuardu cumi nu suannu”. Ecco la bellezza della fotografia: riportare le cose nella loro dimensione reale togliendole dall’evanescenza del sogno; in questo consiste quello che in “Rettangoli di memoria” descrivevo come…
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Ritorno al futuro
Saremo ricordati come la generazione che ha distrutto la millenaria cultura contadina dei nostri padri… abbiamo il dovere morale di segnare con le nostre “memorie” il posto dove l’abbiamo seppellita, perché altri, migliori di noi, possano riportarla alla luce. Ogni più piccola traccia di memoria può essere la mollica di pane che indica la strada.
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A scirchijatu a terra…
Ha scirchijatu a terra… guardava la terra che calpestata e mormorava parole che avevano un suono e un senso atavico e familiare ma di un tempo troppo lontano per me, o forse soltanto segno di reminiscenze troppo in fretta messe in disparte. Parole come cornici contenenti stampe ingiallite e macchiate dal tempo ma ancora comprensibili solo a chi quei posti o quelle storie le ha viste e le ha vissute anche soltanto come inconsapevole spettatore… forse colpevolmente inconsapevole! “L’alivi stanu carricandu e serva l’acqua”…E la frase che, detta dopo un tempo interminabile rispetto alla prima, sembra senza senso, ma riporta a un tempo che ha le lancette dell’orologio sintonizzate sulle…
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U Zzu Rusaru
Questa volta Gino è soltanto il mio inconsapevole complice di una delle operazioni fotografiche più difficili: fotografare “un zzu Rusaru”. Stava volentieri con me ed era sempre disponibile a rispondere alle mie insaziabile domande… una memoria da elefante e un modo tagliente e secco di raccontare che riuscivo ogni volta a invidiare. Era capace di raccontarmi una persona a con un aggettivo e riusciva a ricrearmi una scena con lo stretto necessario per orizzontarmi….e quando non avevo tempo di fermarmi bastava il suo sorriso e il suo saluto con due dita per supplire alle parole non dette. Seduto da solo al sedile della piazza sembrava allontanare i seccatori soltanto con…