Assolate giornate d’agosto

Piazza del Popolo
Piazza del popolo

Assolate giornate agosto. Sempre le stesse, la piazza sempre vuota con i sedili che si riempiono piano piano seguendo il criterio del fresco: “a matina a ru siattu i Liviu e ra sira a ra scala i Peppina i Petruzza”. E gli occupanti rimangono eternamente gli stessi dal punto di vista generazionale: niente giovani, loro vanno a stare al fresco sotto l’ombrellone. Non cambia niente nelle costanti di sempre, nemmeno i discorsi: “n’ annata cumi chissa ija mo è parecchjiu c’ u ra vìdjia! Le case, la forma delle macchine, particolari transitori e utili solo dal punto di vista della storia personale o locale; il resto no, Il resto è immutabile in un eterno ritorno o dell’ uguale che se la ride della nostra memoria individuale. Eppure tutto questo, per la prima volta nella storia, è destinato a finire insieme alla storia millenaria della cultura contadina: nella civiltà virtuale dei social network il fresco dei condizionatori prende il posto dei sedili in piazza e le generazioni si dividono nelle chat private, ma i discorsi no; i discorsi rimangono gli stessi: Un caldo così non si è mai visto.
E le pietre se la ridono della scarsa memoria degli uomini!

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