Una vecchia stalla

Vecchia stalla

Ci sono oggetti, cose, luoghi che esistono solo nella nostra memoria e quando ci capita di ritrovarne qualcuno ancora intatto e come un tuffo nel nostro passato con tutto quel che ne consegue rispetto alle emozioni, le sensazioni, e le percezioni sensoriali.
Una stalla nell’immaginario collettivo è un posto destinato agli animali e basta.
Per quelli della mia generazione era in vece un mondo in cui gli animali erano soltanto una piccola parte anche se comunque importante. La stalla era la “dependance” dei contadini, e come tale, e con la stessa cura di una vera dependance signorile, veniva curata con riti, attività e orari che erano scanditi dalle stagioni e dalla meteorologia. L’odore del fieno (i mattuli) appena scaricato dal basto e depositato nell’angolo più asciutto si confondeva con gli odori degli escrementi animali che attendevano di essere raccolti per diventare il concime più prezioso e più sano. Non sono mai riuscito a capire se fosse una favola metropolitana quella delle esalazioni della stalla come cura contro le malattie respiratorie; sono sicuro però che la Bayer non ha mai venduto aspirine negli anni 50 e, a parte la penicillina, il nostro antibiotico naturale e gratis si trovava vicino la mangiatoia.
Quando ho fatto questa fotografia mi sono sentito impotente con la mia reflex: la parte più bella di ciò che mi circondava non era possibile riprenderla…Una macchina per la riproduzione dei ricordi non l’hanno ancora inventata.

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